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Roma, sei arresti per traffico di droga dello stupro: spacciavano con monopattini elettrici

Christian Campigli
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Uno strumento di depravazione. Una polverina utilizzata per arrecare dolore, rendere inermi ed usare violenza. Trasformando un atto di piacere e, talvolta, di amore, nel peggiore incubo che una donna possa vivere. I carabinieri hanno arrestato sei persone a Roma, per traffico di quella che, comunemente, viene denominata “la droga dello stupro”. Dalle prime luci dell’alba, i militari stanno eseguendo diverse misure cautelari a carico di quattro uomini e due donne di nazionalità italiana, cinese e bengalese, accusate di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti.

 

 

Nel dettaglio, sono stati scoperti due differenti contesti criminali, che operavano nella capitale e erano impegnati nello smercio e traffico di droghe sintetiche, come lo Shaboo la Yaba, potenti metamfetamine, ma anche di cocaina e Ghb, conosciuta come "droga dello stupro", per i suoi potenti effetti di disinnesco dei freni inibitori. Le droghe sintetiche venivano fornite da una grossista cinese, che aveva la propria base operativa in Toscana e che organizzava il trasporto e la consegna fino a Roma. Nello specifico, la sostanza stupefacente arrivava nel Lazio, tramite corrieri cinesi, che utilizzavano alternativamente mezzi ferroviari o autovetture a noleggio, e si presentavano ben vestiti per non destare sospetti. In sostanza, sembravano i classici uomini di affari orientali: giacca e cravatta, completo gessato e l’aria di chi non aveva nulla da temere da un eventuale controllo delle forze dell’ordine. Giunta ai pusher romani, la sostanza veniva consegnata ai numerosi clienti, anche a domicilio, utilizzando monopattini elettrici, in modo da non destare sospetti ed evitare più agevolmente i controlli. Tra gli assuntori più abituali figuravano affermati professionisti, professori universitari, ballerini, medici e sportivi.

 

 

Sottolineato che ogni tipo di droga va evitata, sia per le conseguenza penali che, soprattutto per quelle sanitarie, non si può negare che esista una netta linea di demarcazione tra chi ne fa un uso (per quanto sbagliato) personale e chi utilizza certe polveri esclusivamente per arrecare danno agli altri. Gli Stati Uniti, loro malgrado, hanno reso celebri queste sostanze. Diventate assai diffuse, negli ultimi tre anni, anche in Europa. Gli uomini che utilizzano il Ghb, di solito seguono una prassi ben consolidata: approcciano in un bar o in un locale notturno la propria vittima, le offrono da bere e sciolgono nel drink la droga. Una volta assunta, i naturali freni inibitori vengono meno, e diventa assai più facile convincere la malcapitata ad accompagnare il proprio aguzzino in un motel. Varcata la soglia della camera ad ore, il gioco è fatto. Un passatempo crudele, che lascia nella vittima ferite che sgorgano sangue anche a distanza di anni. Segni indelebili, che non di rado possono portare  persino al suicidio.