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Green Pass, la frustata di Fusaro: "Non crea spazi sicuri, è solo discriminazione a norma di legge"

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Un acceso, ma garbato, dibattito oggi nel salotto televisivo dell'ottima Veronica Gentili, questa sera, a Controcorrente, su Rete 4. A tenere banco, come di consueto, gli argomenti che ormai da mesi sono in testa agli onori delle cronache: Covid, Green Pass, vaccini, terza dose. Temi che, se ce ne fosse bisogno, godono di una rinnovata freschezza: è di oggi la notizia del lancio di una raccolta firme per un referendum abrogativo della tessera verde. Ospiti in studio, fra gli altri, Diego Fusaro, Alessandro Meluzzi, Klaus Davi, Giampiero Mughini

 

Come sempre molto critico verso il Green Pass il pensatore e saggista torinese, Diego Fusaro, che mette in evidenza alcune supposte storture logico-giuridiche generate dall'introduzione del nuovo decreto legge. Come sempre nell'ottica di una più ampia contestazione della odierna struttura sociale. "Il capitalismo è vincente quando sei tu a volerti schedare, e vince meno quando te lo impone. Ma ormai siamo in quello che viene chiamato capitalismo della sorveglianza, il Covid sta potenziando questa tendenza, è un capitalismo "panottico", che ti controlla sempre comunque, e la tessera verde non è una cosa temporanea, ma il lasciapassare del suddito del nuovo ordine terapeutico" ha detto.

 

 

A queste argomentazioni ha ribattuto Klaus Davi, obiettando che, lungi dall'essere un pericoloso strumento di dominio, il Green Pass "consente ai medici di capire chi ha seguito determinate logiche e chi no, agevola i commercianti, tutela la ripresa e l'accelerazione della ripresa, se vogliamo salvarci dobbiamo rinunciare a qualche spicchio di libertà. Altro che poteri forti e golpe massonico, ma di che parliamo?" Non si è fatta attendere la risposta di Fusaro: "Non ha ragioni medico-scientifiche, serve solo a vedere chi giura fedeltà all'ordine. Alcuni medici ci hanno già detto che il Green pass non crea spazi sicuri, perché anche i vaccinati contagiano. Ci sono delle derive autoritarie evidenti, se per sconfiggere un'emergenza è tutto possibile, possiamo rinunciare al diritto del lavoro o di assemblea, perché esiste solo il diritto-dovere alla salute in nome del quale tutti gli altri cedono il passo. La ragione giuridica non può essere messa in secondo piano rispetto a quella economica, perché così si impone la discriminazione a norma di legge e si creano dei cittadini di seconda classe. Era dal '45 che in Europa non tornava la discriminazione a norma di legge" ha concluso.