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L'Italia è in grave emergenza natalità: "Ormai siamo un popolo potenziale di 32 milioni di abitanti"

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Il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo lancia un allarme demografia. Intervenendo al Festival della Statistica di Treviso ha sottolineato come nel 2021, probabilmente, non si riuscirà a raggiungere quota 400 mila nati. “Stiamo vivendo una situazione problematica”, ha osservando, ponendo l’accento sulla necessità di governarla. “Il problema non è che la popolazione diminuisca, il problema è il ‘come’”. E poi ha fornito un’altra cifra preoccupante, ossia che “il nostro è un potenziale popolo di 32 milioni di abitanti, con tutte le conseguenze del caso in termini di lavoro, Pil e consumi”. Blangiardo ha poi tracciato un quadro anche sul contesto comunitario.

 

 

“Non è che l’Europa sia un’oasi felice”, tuttavia “c’è chi sta meglio, per esempio i Paesi dell’Est e la Germania hanno recuperato da qualche anno, non hanno fatto miracoli ma hanno arrestato e invertito la tendenza. Ma non c’è da parte della società italiana l’investimento sul capitale umano”. Dunque un vero e proprio richiamo alla politica. L’insufficienza di una visione che premi l’istituzione-famiglia è da anni un nodo molto dibattuto, cui la sinistra cerca di dare una risposta invocando lo ius soli.

 

 

Come se l’ossatura di una popolazione si riducesse ad un mero fattore contabile, raggiungibile attraverso una “sanatoria” e non presupponesse un sostrato culturale e civile ben preciso. L’incentivo alla natalità, conciliando posti di lavoro e ruolo genitoriale, è uno dei fulcri su cui muovere per cercare di contrastare il trend. Assieme ad una architettura fiscale che sia favorevole. In questo senso, l’ipotesi di un innalzamento delle tasse sulla casa si profila come una misura in controtendenza. L’abitazione, infatti, è la culla della famiglia, specie in Italia dove una cultura d’investimento, molto incentrata sull’immobile, è tradizionalmente collegata alla creazione di nuovi nuclei.