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Referendum cannabis: governare significa assumersi delle responsabilità

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Christian Campigli
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Un risultato stupefacente. Quello che, fino ad un anno fa pareva impossibile, almeno in Italia, si sta concretizzando. A una settimana dal lancio, la raccolta firme per il referendum sulla cannabis raggiunge quota cinquecentomila firme. Ovvero la cifra limite che permetterà al quesito di andare al voto nella prossima primavera. Si tratta, nello specifico, della prima raccolta di adesioni tenutasi interamente online, sul sito referendumcannabis.it. “È un risultato straordinario ma non sorprendente: da tempo occorreva un intervento sul tema della cannabis e con la firma digitale in pochi giorni il tema è esploso - sottolineano gli organizzatori, associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone e i partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani-.  La velocità della mobilitazione conferma la voglia di cambiamento sulla cannabis ma anche di partecipazione alle decisioni su questioni che toccano personalmente. Adesso però occorre raccogliere un ulteriore quindici per cento in più di firme per essere certi di poter consegnare il referendum in Cassazione il prossimo 30 settembre”.

 

 

 

Si tratta di un tema delicato, sul quale la politica si è sempre spaccata in modo netto. Senza alcuna possibilità di dialogo. Da una parte c'è la destra, convinta che “farsi le canne” sia solo l'anticamera verso la dipendenza anche dalle droghe più pesanti. In sostanza, Salvini e Meloni su tutti, ritengono che, nella stragrande maggioranza dei casi, gli eroinomani siano giunti alla “brown” dopo mesi, se non anni, di consumo quotidiano di hashish e marijuana. A sinistra questa tesi viene contesta con durezza. Ma soprattutto si sottolineano due aspetti di carattere squisitamente socio-economico. Rendere legali le canne toglierebbe il gusto del proibito, in particolar modo  ai più giovani. Lo Stato inoltre guadagnerebbe una discreta quantità di denaro, in tasse, grazie agli incassi dei vari negozi, che nascerebbero sul territorio nazionale. Senza dimenticare che si creerebbero numerosi posti di lavoro e nuove opportunità di business.

 

 

E, dato da non sottovalutare, si toglierebbero guadagni immensi alle organizzazioni mafiose. Che, grazie alla droga, hanno una liquidità sconfinata, da reinvestire poi nel mercato legale. Con una potenza di fuoco che uccide, de facto, la concorrenza. Dopo la liberalizzazione del Canada, e numerose aperture in Europa, anche gli Stati Uniti si preparano alla legalizzazione federale. A breve il Senato americano discuterà della proposta di legge avanzata da Chuck Schumer. Impossibile affermare con certezza quale sia la posizione corretta su un tema tanto delicato. Tra mille dubbi, un'unica certezza: qualsiasi fenomeno sociale non si riesca a reprimere, va regolamentato. In un senso o nell'altro. Questo referendum, uno strumento che in passato ha toccato temi delicati come il divorzio e l'aborto, può essere un'occasione importante. Per ricordare alla classe politica che governare significa anche assumersi delle responsabilità.