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I duelli fra le forze di governo sono sempre più accesi: spetta a Draghi tenere la barra a dritta

Pietro De Leo
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La prospettiva di una difficile convivenza tra forze politiche nella maggioranza, quando si sarebbe entrati nel merito dei dossier era un dato certo sin dalla genesi di questo governo. E però ora i fattori di distinguo o vere e proprie conflittualità vanno aumentando. Esistono due tipi di frizioni: quelle generate dai temi figli della contingenza del momento e quelli che, invece, rientrano nell’identità dei singoli partiti. Ad agevolare questo stato di cose, peraltro, c’è anche il calendario politico, dato che siamo in pieno semestre bianco e con una campagna elettorale per le grandi città, il che spinge i partiti ritagliarsi sulle questioni più coerenti alla propria identità. E, in questa breve radiografia sul confronto in maggioranza, quel che emerge è la variabilità dei “blocchi” che si fondano sui singoli temi, a testimonianza di quanto la geografia politica sia liquida. Per esempio, sulla disciplina del green pass la Lega, che ha sofferto anche al suo interno la genesi della normativa, non ha trovato la sponda di Forza Italia. Così come sull’attacco a testa bassa al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, cui il partito di via Bellerio chiede a gran voce un passo indietro.

 

 

I due partiti di centrodestra, invece, si sono ritrovati uniti sull’invocare un cambio di passo sulla gestione dei flussi migratori. Ovviamente, dall’altra parte della barricata si pone il blocco di centrosinistra, la cui iniziativa aveva demolito, ai tempi del secondo governo Conte, i decreti Salvini. Il centrodestra si mostra saldo, inoltre, sulla contrarietà alla revisione degli estimi catastali, che comporterebbe un aumento delle tasse sugli immobili. Tema su cui, invece, il centrosinistra è sordo. Reddito di cittadinanza. Qui, l’ostilità alla misura accomuna non solo Lega e Forza Italia, ma anche Italia Viva, che addirittura propone un referendum per la sua abolizione. Dall’altra parte, il leader del Movimento 5 Stelle Conte si trincera a protezione della norma, dove è allineato il Pd a varie intensità di convinzione. E poi ci sono i temi cari al Pd. Lo ius soli è stato rivendicato più volte da Enrico Letta come un punto qualificante della propria segreteria. Però ha ricevuto lo stop dello pseudo alleato Giuseppe Conte: “lo ius soli non è all’ordine del giorno”, ha detto.

 

Così come il ddl Zan, altro mantra della leadership lettiana, di cui è stato rinviato più volte il passaggio in Senato, suscita più di una perplessità all’interno della sinistra, specie tra i parlamentari cattolici e quanti temono ricadute sulla libertà di espressione. Contro l’attuale versione del testo, peraltro, si è pronunciato anche Matteo Renzi. Infine, l’ultimo argomento emerso, a seguito del caro-bollette: il ricorso all’energia nucleare. Rivendicato da Salvini a gran voce (in realtà pure il ministro Cingolani si era pronunciato in quella direzione, salvo poi fare marcia indietro) ma osteggiato dal Movimento 5 Stelle. E in questa geografia strana si allarga il solco tra i due livelli della guida del Paese, quello dei partiti, che non cessano i duelli, e quelli del duello, dove la trazione del Presidente del Consiglio Draghi si sta dimostrando risolutiva rispetto alle frizioni.