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Rapimento Eitan, indagato il nonno. Ora il caso diventa diplomatico: cosa dice la Convenzione dell'Aja

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La notizia ora è ufficiale: Shmuel Peleg, nonno del piccolo Eitan Bilal, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, risulta indagato dalla procura di Pavia per sequestro di persona aggravato per aver prelevato il bimbo dalla casa della zia - tutrice del piccolo- e averlo portato in Israele. La procura di Pavia aveva subito aperto un fascicolo per sequestro di persona, ora il nonno risulta iscritto nel registro degli indagati per sequestro di persona aggravato dalla minore età della vittima. Il piccolo, che avrebbe dovuto iniziare la scuola proprio oggi, sabato sera avrebbe dovuto far rientro nella casa della zia, alle porte di Pavia, ma il nonno lo ha sottratto e portato in Israele con un volo privato partito probabilmente da Lugano

 

 

Il fatto ha scatenato la comprensibile agitazione delle autorità italiane. Ora far tornare il bambino in Italia diventa un piccolo caso di diritto internazionale, anche se sembra che il governo israeliano si sia espresso favorevolmente. "Stiamo facendo il possibile perché Eitan torni a casa. Ci stiamo muovendo tutti, anche io in prima persona, per smuovere qualsiasi persona, per riportarlo presto a casa e farlo andare a scuola" ha detto il sindaco di Pavia Fabrizio Fracassi. Diversa la versione degli avvocati italiani del signor Peleg: "Le azioni di prepotenza sono sempre sbagliate però mettiamoci nei panni di un signore che in terra straniera perde 5 familiari tragicamente, al quale i medici non parlano e gli avvocati dicono che il procedimento civile di tutela di Eitan è stato fatto in modo sommario". Lo affermano i legali Sara Carsaniga, Paolo Polizzi e Paolo Sevesi che assistono il nonno del bambino sopravvissuto alla tragedia del Mottarone in cui hanno perso la vita 14 persone tra cui i genitori, il fratellino e i bisnonni. Shmuel Peleg, nonno di Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, ha portato il piccolo in Israele "dopo aver tentato invano per mesi di poter portare la voce della famiglia materna nel procedimento civile di nomina del tutore. Dopo essere stato estromesso dagli atti e dalle udienze e preoccupato dalle condizioni di salute del nipotino, ha agito d’impulso" continuano i legali. 

 

 

E a quanto sembra, il rientro di Eitan in Italia dovrebbe trovare anche il parere favorevole del governo israeliano. Un parere governativo di esperti dei ministeri degli Esteri e della Giustizia ha rilevato che portare Eitan Biran in Israele, contro la volontà del suo tutore legale, costituisce probabilmente un rapimento. lo ha riportato Channel 12 news. Il documento valuta che la mossa ha violato la Convenzione dell’Aia sugli aspetti civili del rapimento internazionale di bambini, una legge che il paese ha adottato nel 1991. Secondo la legge, Israele deve fare tutto ciò che è in suo potere per restituire il ragazzo al suo tutore legale in Italia il più presto possibile. 

 

 

"Ora la battaglia legale per il piccolo Eitan si sposta in Israele e la decisione del giudice israeliano non è scontata". È la convinzione di Ciro Cascone, capo della procura per i minorenni di Milano, secondo il quale "è evidente che siamo di fronte a una sottrazione internazionale di minore" e in questo caso "la Convenzione dell’Aja, a cui anche Israele ha aderito, parla chiaro. Quel che mi auguro è che il giudice israeliano la applichi rigorosamente, come facciamo in Italia. Non come a volte purtroppo accade in altri Paesi, in maniera domestica". Cascone spiega che la Convenzione dell’ Aja prevede che "si faccia un ricorso al giudice del luogo dove è stato portato il bambino. Dopo aver accertato che vi è stata una sottrazione illecita (semplicemente perchè Eitan risiedeva qui e chi lo ha portato via non aveva la sua custodia), il giudice dello 'Stato rifugio', come si dice in gergo, dovrà ordinare il rimpatrio nel Paese di residenza. Le successive decisioni sul piccolo saranno prese dal giudice italiano".

 

 

Ma non tutti gli Stati applicano queste regole alla lettera, tant’è che "purtroppo è capitato, spero e credo che non succederà in questo caso, che alcuni Paesi favoriscano i loro cittadini. È successo per esempio con alcuni Paesi dell’Est Europa e qualche volta con gli Usa", sottolinea il magistrato, che sui tempi della procedura prevede che "ci vorrà qualche mese" perchè "innanzitutto deve intervenire l’autorità centrale, quindi il ministero della Giustizia italiano deve scrivere all’omologo israeliano" quindi "dal momento in cui la vicenda arriva davanti al giudice israeliano, quest’ultimo ha trenta giorni per decidere". "Ovviamente - conclude Cascone - tutto dipende anche dalla velocità del canale diplomatico perchè, è inutile girarci intorno, questa è una vicenda che assume dei contorni diplomatici molto importanti".