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Crocifisso a scuola non discriminatorio, una sentenza che allarga la voragine tra laici e cattolici

Christian Campigli
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Una sentenza destinata a far discutere. A riaprire antiche ferite, mai del tutto rimarginate. E infinite polemiche, tra cattolici, laici, persone dotate di buon senso e professionisti del pensiero dicotomico. L'affissione del crocifisso nelle aule scolastiche non rappresenta un "atto discriminatorio". L’insegnante contrario non ha potere di veto sulla decisione, ma sta alla scuola trovare una soluzione che tenga conto anche del suo punto di vista. È quanto deciso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con una sentenza depositata giovedì 9 settembre.

 

 

“Non è stata quindi accolta la richiesta di risarcimento danni formulata dal docente, in quanto non si è ritenuto che sia stata condizionata o compressa la sua libertà di espressione e di insegnamento. L’affissione del crocifisso, al quale si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo, non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione", spiega la Suprema Corte. I giudici si sono soffermati in particolare sulla compatibilità tra l’imposizione di esporre il simbolo cristiano per eccellenza, impartito dal dirigente scolastico di un istituto professionale statale sulla base di una delibera assunta a maggioranza dall’assemblea di classe, e la libertà di coscienza in materia religiosa del professore, che desiderava tenere le sue lezioni senza l’effigie religiosa appesa alla parete. La Cassazione ha affermato che la disposizione del regolamento degli anni Venti del secolo scorso, che tuttora disciplina la materia, mancando una nuova legge più volte annunciata ma mai portata a termine dal Parlamento, è suscettibile di essere interpretata in senso conforme alla nostra Costituzione. In sostanza, la classe può esporre senza problemi il crocifisso, qualora la maggioranza della comunità scolastica lo valuti una scelta corretta. Se lo si ritiene opportuno si può esibire anche altri simboli religiosi, che rappresentato altre confessioni presenti in aula. Cercando un dialogo che deve tutelare le posizioni difformi da quella cattolica. Ma, al tempo stesso, che deve tenero conto anche della tradizione italiana. Uno dei punti più interessanti della sentenza riguarda i docenti che non sono favorevoli all’esposizione dell’icona cristiana.

 

 

La Suprema Corte sottolinea che i professori non hanno un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’affissione del crocifisso. Al tempo stesso, deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che deve rispettare la sua libertà di pensiero. Una sentenza chiara, netta e precisa. Destinata, se possibile, ad ampliare la voragine già presente tra laici e cattolici. Tra persone dotate di buon senso e professionisti del pensiero dicotomico.