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Omicidio Willy Monteiro, il testimone: "Massacrato con una ferocia inaudita". Il racconto shock dell'amico

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Una testimonianza scioccante quella di Samuele Cenciarelli, oggi in Corte di AssiseFrosinone, dove è in corso una nuova udienza del processo per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. "In quattro hanno colpito Willy con calci e pugni, un pestaggio brutale e incredibile, durato 30 secondi al massimo e continuato quando era ormai a terra. Li ho visti passare sopra al suo corpo. Ho provato a intervenire due volte, la seconda con le mani alzate, pregando di lasciarlo andare, che noi non c’entravamo nulla, ma sono stato picchiato anche io".

 

 

A parlare nell’aula della Corte è l'amico del 21enne capoverdiano. Era con lui la notte in cui è stato ucciso. E ha ripercorso in modo circostanziato gli ultimi attimi di quella maledetta serata che è costata la vita al giovane. "La notte tra il 5 e il 6 settembre dello scorso anno ero con Willy e altri amici, come sempre siamo stati in giro per locali, ma quando stavamo per andarcene Willy ha visto il suo ex compagno di classe che stava discutendo con un ragazzo. Dopo poco ne è arrivato un altro, sono iniziate spinte e parole grosse e ho detto a Willy che sarebbe stato meglio andarcene, che non era il caso di immischiarci in cose non nostre. Nel frattempo però, quando avevamo deciso di andare verso la macchina, è successo quello che è successo". Cioè il brutale pestaggio che ha causato la morte del ragazzo. 

 

 

"Ho visto un calcio sferrato a Willy al torace, sbattuto contro la macchina da uno dei due ragazzi già presenti. D’istinto sono andato verso Willy per portarlo via di lì ma hanno colpito con un calcio anche me".  Il racconto prosegue, inesorabile: "Ogni volta che provava a rialzarsi, veniva picchiato brutalmente senza lasciargli la possibilità di reagire, con calci e pugni pure quando era inerme. Lo calpestavano, li ho visti passare sopra al corpo".  A questo punto Lucia, la mamma di Willy, presente in aula, si tiene il volto tra le mani. "Lo picchiavano tutti e quattro. Quando ho provato a intervenire nuovamente, tenendo le mani alte e dicendo che non c’entravamo nulla - continua Cenciarelli - sono stato nuovamente colpito da un pugno alla mandibola da uno dei fratelli Bianchi, che indossava una polo verde. Il pugno era di chi sapeva tirarlo bene e quando mi sono ripreso l’aggressione era già finita e loro scomparsi".