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Viola gli arresti domiciliari e si costituisce: "Meglio in carcere che con il mio compagno"

Christian Campigli
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La sproporzione degli elementi costitutivi di un momento drammatico. La definizione di grottesco, un'arte sottile, spesso usata dai romanzieri più fini e provocatori per descrivere le italiche vicende politiche (da Boccaccio a Dario Fo, passando per Manzoni e Pirandello), calza alla perfezione sulla storia di cronaca che vede come protagonista una donna di trentuno anni, di origini ucraine, ma residente da oltre ventiquattro mesi a Roma. Ieri sera l'ennesimo litigio col fidanzato. Battibecchi, urla, idee inconciliabili, anche su dettagli insignificanti. Come la posizione del sapone in bagno o il colore degli asciugamani. Ma si sa, è nei dettagli che si nasconde il diavolo. La giovane, all'ennesimo scatto d'ira del suo ragazzo ha perso la pazienza ed è uscita di casa. Diretta verso la prima caserma dei carabinieri.

 

 

Per denunciare il compagno? Macché. I militari della stazione Roma Flaminia stentavano a credere alle parole della bionda protagonista della vicenda. Hanno persino pensato ad uno scherzo di pessimo gusto. Ed invece era tutto, incredibilmente, vero. L'ucraina si trovava in quell'alloggio agli arresti domiciliari. Una misura cautelare più blanda rispetto al carcere. Ambita da ogni malvivente. Ma che alla trentenne stava stretta. Il fatto di essersi presentata, seppur spontaneamente, alla caserma dei carabinieri, rappresenta, a livello normativo, una vera e propria evasione. Gli uomini in divisa hanno dovuto quindi arrestarla. La donna ha riferito ai militari di aver lasciato il suo appartamento perché esasperata dai continui litigi con il fidanzato convivente, tanto da decidere di violare la misura cautelare a cui era sottoposta per il reato di furto. "Non ce la faccio più. Meglio in carcere che a casa con il mio compagno". A quel punto i tutori dell'ordine non hanno potuto fare altro che arrestarla nuovamente e trattenerla in caserma, in attesa del rito direttissimo.

 

 

Pochi giorni fa, un altro episodio legato alla misura cautelare, alternativa alla galera. Sempre nella capitale, un quarantenne italiano era stato fermato dai carabinieri mentre passeggiava, serenamente, nel popolano quartiere di Tor Bella Monaca. Era il 20 agosto, per la precisione. Gli uomini in divisa si trovavano per strada per normali controlli di routine, quando hanno incrociato l'uomo e gli anno chiesto i documenti. Dopo un rapido controllo con la centrale, è emerso che si trattava di un evaso, seppur dagli arresti domiciliari. Alla precisa domanda dei militari, su quali fossero state le motivazione di quella fuga, il quarantenne, con nonchalance, ha risposto: “Ma quale fuga, stavo morendo di caldo e così ho deciso di farmi una passeggiata notturna. Che male c'è?”.