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Vaccini Covid, Figliuolo annuncia: "A fine settembre immunizzato l'80% di italiani"

Pietro De Leo
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“Il nostro Paese è vicinissimo all’immunità di gregge”. E’ questo il messaggio che, durante una visita all’hub vaccinale ospitato da Amazon in uno stabilimento del reatino, lancia il commissario Francesco Paolo Figliuolo. Il tema, però, è proseguire sulla strada delle iniezioni. “Rinnovo ancora una volta l’invito a tutti a vaccinarsi”. E ancora, spiega che “il Lazio ha appena raggiunto l’80% delle persone immunizzate, a livello nazionale questa percentuale verrà raggiunta entro il mese di settembre. Nella speranza che chi ha ancora dei dubbi si convinca che il vaccino è necessario”.

 

 

Sull’ipotesi obbligo, su cui ha aperto il Presidente del Consiglio Draghi, la mette giù così: “io dico che dobbiamo convincere. Le decisioni si prendono sulle evidenze. Se riusciamo a scalfire lo zoccolo duro ne prendiamo atto, se non ci riusciamo e si arriva ad una percentuale dove bisogna fare di più, i decisori sapranno cosa fare”. Non manca un accenno all’eventuale abbandono del green pass. “Sono misure di salute pubblica, se la scienza dice che è assicurata si faranno delle scelte". Il tema, però, è tutto sulla possibilità di demolire la quota di quanti ancora non si vaccinano, perché riluttanti, dubbiosi o ideologicamente contrari. Un tema che riconduce ad una particolare fascia d’età.

 

 

“C’è preoccupazione su quel milione e 800mila cittadini tra i 50 e i 59 anni non ancora vaccinato e anche se abbiamo raggiunto l’82% delle prime inoculazioni, questo potrebbe non bastare. Il mio appello è a queste persone, anche se c’è stata una ripresa della campagna vaccinale negli ultimi giorni con oltre 10 mila prime inoculazioni al giorno per questa fascia”. Al contrario, “sui giovani stiamo avendo veramente degli ottimi risultati. A livello nazionale il 30% delle inoculazioni di prima dose riguardava la classe 12-19 anni”. Figliuolo, poi, si è pronunciato anche sul piano per la terza dose, la cui iniezione viene già somministrata in alcuni Paesi occidentali. Le prime iniezioni, ha detto, “riguarderanno inizialmente una platea di circa 3 milioni di persone, i cosiddetti ‘immuno compromessi’ e cioè quelle persone che hanno bisogno di un aiuto per la risposta al loro sistema immunitario”.