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Speranza sul vaccino obbligatorio: "Se la necessità ce lo imporrà, non ci spaventeremo"

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Intervistato dal Corriere della Sera, in occasione del G20 dei ministri della Salute che si terrà oggi in Campidoglio, il ministro Roberto Speranza sdogana ormai apertamente l'ipotesi dell'obbligo vaccinale qualora le condizioni di tutela sanitaria dovessero far ritenere che è necessario imporne l'introduzione. Una questione, quella del vaccino obbligatorio, inizialmente ventilata solo come un'ipotesi lontana, ma giorno dopo giorno la politica sta aprendo con insistenza alla riflessione concreta su questa soluzione, probabilmente destinata - anche solo nel campo dell'eventualità - a scatenare polemiche ed attriti, con la Lega, parte della maggioranza di governo, unico partito che si è detto apertamente contro, evidenziando come questa misura invasiva sia presente solo in quattro stati al mondo (Indonesia, Tagikistan, Turkmenistan e Micronesia) e in nessun Paese europeo. 

 


Speranza ha ricordato che anche senza l'okay dell'Agenzia europea del farmaco si può introdurre un obbligo di vaccino "come è stato per il personale sanitario" perché "un governo ha sempre margine di scelta", e ha espresso soddisfazione per "la forza e il rigore" con cui il primo ministro Mario Draghi "ha scelto di puntare tutte le nostre fiches sulla campagna vaccinale". Ma al momento sembra non esista una deadline precisa per l'introduzione della misura, e si valuterà l'andamento della campagna vaccinale nel suo complesso prima di prendere una decisione comunque in grado di far traballare il governo. 

 

 

Il ministro, che inizialmente sembrava non propendere per questa scelta, sembra ormai avere le idee molto chiare: "Siamo stati i primi" anche sull'obbligo per i sanitari "e poi la Francia e numerosi altri Paesi ci hanno seguito", ricordando comunque che l'obbligo di vaccino non è già scritto, ma uno strumento in mano al Governo e "se necessario andrà attuato senza paura", anche perché "il vaccino è lo strumento per evitare nuove misure restrittive". Quasi il 65% degli italiani, si ricorda, ha già ricevuto entrambe le dosi, ma, sottolinea Speranza, "potremmo trovarci in difficoltà anche con il 90% dei vaccinati" o al contrario non averne bisogno anche sotto quella quota. Una cosa sembra essere certa: "Se la difesa del diritto alla salute" e la necessità di evitare chiusure e restrizioni lo imponessero, "non ci spaventeremo e non ci fermeremo".