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Livorno, 94enne ucciso in casa durante una rapina: in carcere i due presunti colpevoli, ora si aprono diversi scenari

Christian Campigli
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Squallore, miseria umana e morale. E una vittima che merita giustizia. Un uomo e una donna, entrambi livornesi, sono accusati di aver ucciso, durante una rapina, un anziano di novantaquattro anni. Lo scorso 27 agosto, in via Garibaldi, due quarantenni avrebbero suonato il campanello e si sarebbero fatti aprire la porta. Con una scusa semplice, visto che la malvivente era stata per alcuni mesi la badante del maturo proprietario di casa. Un rapporto umano buono, cementificato attraverso quelle settimane trascorse insieme, a stretto contatto. Una scusa qualsiasi per entrare ("sono passata a vedere come stai") e l'uscio che si spalanca. E con esso le porte dell'inferno. Perché i due toscani non hanno pietà e in pochi attimi immobilizzano il novantenne.

 

 

La magistratura ora dovrà fare chiarezza su due possibili scenari. Che cambieranno però, e in modo consistente, l'eventuale pena detentiva per i due assassini. Nello scenario A c'è il chiaro intento di uccidere l'anziano. Per correre meno rischi, convinti di farla franca o per puro sadismo. Nell'ipotesi alternativa, che al momento la procura non può ancora scartare a priori, la coppia avrebbe immobilizzato il proprietario dell'immobile solo per rubargli i soldi, tenuti nascosti nel bagno. Ma qualcosa sarebbe andato storto e ci sarebbe scappato il morto. Persino nel crimine, le improvvisazioni non portano mai a qualcosa di buono. È assai più pericoloso essere coinvolti in una rapina da ladri alla loro “prima volta” che da malviventi navigati. L'esperienza e il sangue freddo viaggiano quasi sempre sullo stesso piano. Chi si improvvisa, alla prima difficoltà, si fa prendere la mano. E combina pasticci. Pasticci che, nell'ipotesi B della vicenda livornese, sarebbero costati la vita all'anziano proprietario dell'immobile di via Garibaldi.

 

 

Si diceva della grande differenza anche a livello di possibile condanna. In un caso la procura potrebbe contestare il reato di rapina aggravata e di omicidio volontario. Nello scenario alternativo, rapina e omicidio preterintenzionale. Sono stati gli uomini del 118 a rinvenire il cadavere. Dopo la segnalazione del figlio, che non riceveva dal padre risposte alle sue insistenti telefonate. Sin da subito gli uomini in divisa hanno trovato delle anomalie in quella morte, per archiviarla in quattro e quattr'otto come un decesso per cause naturali. "L’esame preliminare sulla scena del crimine da parte del medico legale - spiegano i militari - il contestuale repertamento di tracce da parte dei militari dell’Arma, utili ad indirizzare successivamente le indagini, fornivano conferme sulla morte presumibilmente violenta del novantaquattrenne". I carabinieri hanno iniziato subito le indagini. Fondamentale, per declinare quella dipartita in omicidio la constatazione che una piccola cassetta di ferro nascosta dietro lo specchio del bagno contenente oro e denaro fosse sparita. "A causare la morte, verosimilmente è stato un evento traumatico che potrebbe aver portato al decesso per asfissia". In pochi giorni i militari sono giunti sulle tracce dei due malviventi, che ora si trovano nel carcere delle Sughere e nella sezione femminile del Don Bosco di Pisa.