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Afghanistan, è guerra nel Panshir: "Abbiamo ucciso 40 talebani". A Kabul riprendono i voli

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E' guerra nel Panshir, la regione del Nord-est afghano da sempre fedele al governo nazionale. Da tempo si raccontava di frizioni fra i nuovi padroni del Paese, i Talebani, e la storica roccaforte che a partire dagli anni '90 già aveva imbastito una sanguinosa resistenza, prima contro i sovietici e poi contro il primo governo integralista musulmano. Ma sembrava che tutto potesse rientrare con un'operazione diplomatica fra le parti in grado di creare un governo inclusivo. "Non ci sono state trattative reali. Noi del Fronte Nazionale di Resistenza volevamo risolvere i problemi di convivenza tra le varie componenti del Paese. Loro, i talebani, hanno solo cercato di comprarci". Lo dice al ’Corriere della sera' Fahim Dashti, portavoce di Ahmad Massoud, 32enne figlio di Ahmad Shah Massoud, conosciuto come il ’Leone del Panshir’, che si è messo a capo di un gruppo di resistenza all’Emirato islamico.

 

 

 

Sulle trattative, Dashti spiega: "Hanno offerto un ministero ad Ahmad Massoud o a un suo rappresentante a scelta. In alternativa gli hanno garantito di conservare le sue proprietà sia in valle sia a Kabul. E mentre gli dicevano queste cose al telefono i miliziani attaccavano. La guerra non è cominciata ieri, ma lunedì". La verità del Fronte Nazionale di Resistenza è comunque diversa da quella raccontata dai talebani, che dicono di aver conquistato diverse posizioni e ucciso molti uomini delle loro truppe: "Propaganda - replica il portavoce di Massoud -. Hanno tentato sortite su più fronti, è vero, ma sono stati sempre respinti. Nella piana di Shamali, all’ingresso del Panshir, questa mattina (giovedì) c’erano almeno 40 cadaveri di loro miliziani. Hanno chiesto agli anziani dei villaggi di intercedere per recuperarli. Noi l’abbiamo concesso". Per rafforzare il controllo sul territorio afghano i talebani da qualche giorno hanno sferrato l’attacco 'finale' contro i ribelli a maggioranza tagika del Panshir, ultima enclave rimasta in mano agli oppositori. La decisione è stata presa dopo il fallimento dei negoziati con il leader della resistenza Ahmad Massud.

 

 

Intanto gli studenti coranici stanno cercando di rimettere in funzione l’aeroporto internazionale di Kabul con l’aiuto di Qatar e Turchia. Il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammad bin Abdulrahman Al Thani, ha affermato che non c’è ancora una "chiara indicazione" su quando l’aeroporto di Kabul riprenderà a funzionare regolarmente, ma che lo Stato sta valutando la situazione. In una dichiarazione congiunta a Doha con la controparte inglese, il ministro ha detto che il Paese resta "speranzoso che si riuscirà a rendere lo scalo operativo il prima possibile". Nella capitale è tornato a sentirsi il rombo degli aerei, la prima attività rilevata da lunedì, quando l’ultimo volo di evacuazione degli Stati Uniti ha lasciato l’Afghanistan, mettendo fine alla guerra più lunga degli Usa.