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Lady Diana è stata veramente uccisa? Il complotto è "coerente" ma non regge: parla l'esperto

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Sono passati quasi 25 anni dalla morte violenta di Lady Diana Spencer, la allora 36enne “Principessa del popolo”, una delle massime icone femminili dei nostri tempi. Sembra un’èra fa, alla luce dei tanti eventi che nel frattempo si sono imposti nella storia mondiale. Non da ultima, la pandemia. Eppure, la figura quasi mitica di Lady D. continua ad affascinare il pubblico di tutto il mondo con un magnetismo sbalorditivo: basti pensare alle tante pubblicazioni, articoli, film e documentari che tuttora vengono trasmessi sulla sua vita. E sulla sua "strana" morte. Perché attorno a quel fatale incidente in macchina - sotto il Pont de l'Alma, la notte del 31 agosto 1997, a Parigi - che costò la vita a Diana, al compagno Dodi Al-Fayed e all’autista Henri Paul, aleggiano ancora molti misteri insoluti. Mero complottismo o indizi di una verità differente? E qual è stata la parola della giustizia che se ne è occupata? 

 

Uno dei massimi esperti italiani di Lady Diana vive a Perugia ed è da molti anni perugino d’adozione: Giovanni Landi, giornalista e scrittore, ha da poco pubblicato il libro Lady D., a cui seguirà a breve un’altra opera dedicata interamente alla principessa inglese. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per mettere a fuoco gli aspetti principali della vicenda.

 

 

Iniziamo subito dal piatto forte. Che idea si è fatto di quel fatidico 31 agosto 1997?

E’ stato un incidente stradale come migliaia di altri. Tragico e tristissimo, certo, ma dalla dinamica piuttosto semplice. L’autista correva a una velocità folle e aveva una quantità d’alcol nel sangue tre volte superiore ai limiti di legge, oltre a un mix di antidepressivi. L’euforia per la situazione e la necessità di seminare i paparazzi fecero il resto. Purtroppo i passeggeri della Mercedes non si accorsero delle sue condizioni, anche perché, come mostrano le telecamere dell’albergo, Henri Paul camminava normalmente.

 

Dunque, nessuna stranezza?

Tutt’altro. Le misure di sicurezza adottate quella sera da Al-Fayed furono assolutamente inadeguate a proteggere la donna più famosa del mondo. Il playboy scelse di usare l’autista ufficiale come diversivo di fronte all’albergo, ingaggiando invece Paul, che era generalmente adibito ad altre mansioni. Fu usata un’auto di seconda mano e senza vetri oscurati. Dodi rinunciò a farsi seguire dalla scorta e volle in macchina soltanto una guardia del corpo. E la coppia di celebrità non indossava le cinture di sicurezza. Per non parlare della follia di spostarsi continuamente per Parigi malgrado la caccia dei fotografi, quando avrebbero potuto tranquillamente restare a dormire in albergo. Insomma, una carrellata di ingenuità pagata a caro prezzo.

 

 

Come commenta la teoria secondo cui la Casa reale sarebbe stata mandante dell’omicidio, e i servizi segreti esecutori?

Come tante teorie del complotto ormai si è radicata nell’opinione pubblica ed è difficile che venga estirpata. Ovviamente è una tesi suggestiva, e sembra persino coerente con la biografia di Lady D e con la lotta interna ai Windsor. Infatti il suo più acceso fautore è stato ed è Mohamed Al-Fayed, che ha diversi motivi per nutrire rancore verso la regina, essendo stato sempre considerato un rozzo arricchito. A mio parare, però, è un’ipotesi assurda, se non risibile. Il tragitto della coppia fu cambiato di continuo, e ho appena accennato ai difetti di organizzazione dei loro spostamenti. Ma sopratutto manca un vero movente: Diana e Carlo avevano appena divorziato; le sue intemperanze, sebbene imbarazzanti sotto certi aspetti, potevano interessare alla Corona solo fino a un certo punto. Anzi, la sua morte avrebbe potuto provocare – come infatti è avvenuto – un danno maggiore della sua vita. E poi, non lo dimentichiamo, bisognerebbe accettare che i reali abbiano privato i principini della loro madre per un’opaca e scomposta ragion di Stato. Lo trovo improbabile.

 


Alcuni hanno evidenziato una “strana” scia di morti legata a quella notte…

Dopo la tragedia tornò in ballo il caso del primo presunto amante di Diana, Barry Albert Mannakee, morto in un incidente stradale nel 1987. C’è poi la storia del paparazzo James Andanson, suicidatosi in circostanze misteriose nel 2000, e quella di un confidente di quest’ultimo. Ma è difficile trovare un collegamento fra queste vicende. È vero che Diana aveva scritto al maggiordomo di temere per la sua vita, accusando addirittura Carlo di progettare un attentato contro di lei manomettendo i freni. Ma è anche certo come fosse affetta, per certi versi a ragione, da una mania di persecuzione quasi patologica, la stessa che la portò a rilasciare la famosa intervista-bomba del 1995.

 

 

Pensa che in futuro potranno emergere nuovi elementi utili a fare luce sulla vicenda?

Le inchieste giudiziarie inglesi e francesi hanno escluso l’ipotesi dell’omicidio. Restano ancora dei punti in sospeso, come la Fiat bianca che secondo alcuni avrebbe urtato la Mercedes prima di sparire, ma per il resto ritengo che sia tutto abbastanza chiaro. A meno che non emergano in futuro testimonianze clamorose e determinanti. Alla fine nessuno è detentore della verità, se non i suoi diretti protagonisti.

 

Venendo alla figura di Diana Spencer, qual è secondo lei la ragione della sua fama così duratura?

Un insieme di elementi veramente esplosivi e irripetibili. Era una principessa, il che è già di per sé un’attrazione di massa. Era bellissima, affascinante, irrequieta, imprevedibile. Era una madre e un’eroina di buone cause. Era la moglie separata dell’erede al trono del Regno Unito, la monarchia per eccellenza. Non era certo perfetta, ma seppe mostrare al mondo le sue debolezze, fungendo ad emblema della lotta perenne fra regola e libertà. La sua fine, poi, ha trasformato il mito in leggenda.

 

Quali somiglianze e quali differenze con Kate Middleton? E’ lei o Meghan Markle l’erede “mediatica” di Lady D.?

Nessuna delle due può essere paragonata a Lady Diana e alla sua forza carismatica. Semmai, si può dire che i suoi figli, William e Harry, nei loro caratteri così diversi rispecchino la complessità della madre, una donna in fondo irrisolta e fragile, e anche per questo irresistibile.