Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Per gli 007 la crisi afghana rischia di scatenare una nuova stagione di terrorismo. Roma e Vaticano nel mirino

Pietro De Leo
  • a
  • a
  • a

Il possibile risveglio di un’attività terroristica occidentale legato alla crisi in Afghanistan è al centro dell’attenzione dei servizi segreti. Circostanza, questa, confermata anche dal sottosegretario con delega all’Intelligence e alla Sicurezza della Repubblica Franco Gabrielli. “Dobbiamo abituarci ad interpretare il terrorismo internazionale come un rumore di fondo”, ha affermato in un’intervista a Famiglia Cristiana. “Purtroppo-ha proseguito- avremo a che fare con questo rumore per molto tempo”. E ancora: “ciò non significa che dobbiamo rassegnarci a chiuderci in casa e vivere di paura. Dobbiamo continuare ad affermare i nostri valori di libertà e di democrazia, altrimenti è come se avessero vinto i terroristi”. Gabrielli, poi, ha spiegato quanto la stabilizzazione dell’Afghanistan, attualmente lontana con il ritorno dei talebani al potere, sia una priorità per tutti gli attori in campo coinvolti, anche Russia e Cina che in quel territorio hanno interessi rilevanti.

 

 

Gabrielli, peraltro, rileva alcuni aspetti del contrasto al terrorismo nel nostro Paese: il fatto che siano stati sventati alcuni attentati nelle città del Nord e anche che uno tra gli obiettivi principali dell’universo jihadista sia il Vaticano. Circostanza, questa, confermata dalle pubblicazioni online dell’Isis, che periodicamente tornano ad indicare Roma e segnatamente la Santa Sede come bersagli-simbolo. Tutto questo si lega al dramma di Kabul, dove l’Is-K si incunea in un Paese in piena crisi, in antitesi con il regime talebano e con la stessa Al Qaeda. Lo Stato islamico mira infatti a riproporre intorno all’Afghanistan e dei paesi confinanti quel progetto di Califfato che fu al centro dell’offensiva dell’ondata di guerra islamica in Siria e in Iraq negli anni scorsi.

 

 

E che vedeva un pilastro anche nell’impatto politico-mediatico rappresentato dal trauma di attentati in occidente. In quella cornice, si collocano attentati come quello a Charlie Hebdo, al Bataclan, alla Promenade di Nizza e all’aeroporto di Bruxelles. Una lunga stagione di sangue e paura che alimentava un racconto di guerra che non può prescindere dalla conquista dell’ ”Occidente infedele”. Un fiume carsico che potrebbe riemergere e fare ancora più male, Considerando che le nostre società sono fiaccate dal Covid, sfibrate, solcate da divisioni interne e disordini dovuti sia all’impatto del virus sia alle reazioni suscitate dalle politiche antipandemiche e vaccinali adottate dai singoli governi.