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Troppe ore ai videogiochi per i ragazzi? La Cina limita l'uso agli under 18 a tre ore settimanali

Christian Campigli
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L'oppio per lo spirito o un innocente passatempo? La rete si interroga e si divide sulla clamorosa decisione della Cina di limitare l'uso dei videogiochi online per gli under diciotto a sole tre ore settimanali. Una presa di posizione drastica, che passa attraverso una serie di controlli rigorosi e che bypassano in un amen qualsiasi concetto di privacy, tanto caro a noi Europei. Il governo di Pechino vuole costringere i fornitori di giochi a fungere da controllori. Nemmeno si fosse su un treno o su un traghetto. Per registrarsi non sarà più sufficiente inserire un nome a caso o un nickname (un soprannome). Serviranno dati reali, la scansione dei documenti di identità e, udite udite, anche il riconoscimento facciale. E le sanzioni, per chi non rispetterà la legge, si annunciano molto severe.

 

 

Non si tratta, è bene chiarirlo subito, di un fulmine a ciel sereno. Basti pensare che all'inizio di agosto un editoriale dell'Economic Information Daily, nel quale si chiedeva una stretta sui giochi in rete e sui nefasti effetti che produrrebbero sui ragazzi, fece perdere decine di milioni di dollari alla borsa di Hong Kong ai due colossi cinesi del settore, Tencent e NetEase. Lo scorso anno arrivarono le prime norme che posero l'accento sui problemi, relazionali e psicologici, causati dall'eccesso di tempo trascorso davanti ad uno schermo, nei panni di un cavaliere medioevale piuttosto che di uno spietato assassino. I minorenni, dal lunedì al venerdì, potevano giocare un massimo di novanta minuti al giorno. E non avevano il diritto di connettersi prima delle otto del mattino o dopo le dieci della sera. Nei giorni festivi e nei weekend era loro concesso avere accesso ai giochi online per un massimo di tre ore al giorno. Ben presto il governo orientale metterà in campo anche una imponente campagna stampa. Per enfatizzare i pericoli di quella che, alcuni psicologi, definiscono come una "subdola dipendenza". I ragazzi che trascorrono oltre tre ore al giorno nei panni virtuali di un pilota di Formula 1 o di Cristiano Ronaldo, secondo alcuni studi, non riuscirebbero più a distinguere la realtà dalla simulazione.

 

 

Pechino ha ribadito "la necessità di guidare attivamente le famiglie, le scuole e gli altri settori sociali per co-amministrare a governare e adempiere alla responsabilità della tutela minorile in conformità con la legge e creare per loro un buon ambiente di crescita sana". Una linea netta, che di fronte ad un possibile pericolo mette da parte diritti che, in Europa e negli Stati Uniti, non sarebbero derogabili. Ma i videogiochi sono davvero così dannosi? Non esiste una risposta univoca. Certo, piazzare i propri figli di fronte ad una televisione, mentre uccidono con la propria joystick centinaia di nemici, squartandoli con un coltello o con un fucile di precisione, è tanto facile quando discutibile. A tredici anni, ma probabilmente anche a sedici, serve la guida costante dei propri genitori. Un confronto costruttivo, che si cementifica attraverso il dialogo. Un passaggio educativo fondamentale, che non può essere tralasciato. Anche a costo di limitare l'uso di uno dei più popolari e amati passatempi dei nostri figli.