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Ronaldo scappato dalla Juventus, i veri motivi dell'addio del portoghese

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Christian Campigli
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Morto un Papa se ne fa un altro. Un adagio secolare, che nella vicenda sportiva (ma anche sociale) dell'addio di Cristiano Ronaldo alla Juventus trova la famosa eccezione, che conferma la regola. Perché, ad oggi, sostituire un simile campione è pressoché impossibile. Avere la presunzione di farlo a quattro giorni dal termine del mercato, con i conti in rosso (l'aumento di capitale di quattrocento milioni di euro ne è la prova più lampante) è quantomeno grottesco. Cr7, oggi, si sostituisce in due modi: avendo i denari per prendere Lionel Messi o costruendo un centrocampo degno di tal nome (attualmente la linea mediana bianconera è la più scarsa tra le sei sorelle che si contenderanno il titolo di campione d'Italia) e sperare nell'esplosione definitiva di Federico Chiesa e Dejan Kulusevski, in almeno venti gol di Alvaro Morata e nella tenuta fisica (sulle qualità tecniche non vi sono certo dubbi) di Paulo Dybala. Ritenere che il fenomeno portoghese possa essere rimpiazzato da giovanotti dalle belle speranza come Gianluca Scamacca e Giacomo Raspadori o dal ritorno del figliol prodigo Moise Kean è pura utopia.

 

 

Ma quali sono stati i veri motivi che hanno spinto il lusitano a dire addio alla compagine piemontese? Le teorie sono sostanzialmente due. La prima è legata al pessimo rapporto con l'allenatore, Massimiliano Allegri. Acciughina è un vincente, ma anche uno che non le manda certo a dire. E che pretende corsa, impegno e ripiegamenti difensivi anche da parte degli attaccanti. Ronaldo, trentasette anni a febbraio, vuole sfruttare queste ultime tre, quattro stagioni per battere altri record personali. E non per inseguire i difensori del Sassuolo piuttosto che i centrocampisti del Verona. E certo non ha gradito, al di là della parole di circostanza, la panchina di Udine. Inoltre il campione nativo di Madeira, vorrebbe provare ad alzare al cielo un'altra Champions League. Il modesto mercato della Juventus e la consapevolezza che le armate ciclopiche del Psg e del Chelsea non sono superabili da Arthur e compagni sarebbe alla base della seconda, possibile ragione dell'addio al calcio italiano di Cr7. Il nostro football tira sempre di meno, questo è evidente. Sono lontani i tempi di Maradona, Van Basten e Matthaus, Zico e Platini. Oggi la serie A garantisce meno appeal della Liga, della Premier e deve fare i conti con due colossi come il Paris Saint Germain e il Bayern Monaco. Ronaldo se n'è andato imponendo la propria scelta alla Juventus, con un atteggiamento non esattamente professionale. Si vocifera che abbia, a malapena, salutato i compagni.

 

 

 

Tornerà al Manchester United, ma dovrà rinunciare al suo numero preferito, il 7, già assegnato a Edinson Cavani. In Inghilterra la numerazione non può essere cambiata a campionato in corso. A meno che il centravanti uruguaiano non venga ceduto. Piccola nota a margine: nessuno pretende che un simile campione scriva i post sui social autonomamente. Ci sarà certamente un addetto, pagato profumatamente, per farlo. Sarà bravissimo, ma purtroppo conosce poco la lingua italiana, visto che nel messaggio di commiato ha scritto “Grazzie” con due z. Una caduta di stile davvero fragorosa. Che in un attimo cancella i cento gol realizzati in bianconero ed enfatizza quella promessa, portare a Torino la coppa dalle grandi orecchie, mai mantenuta.