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Covid, Crisanti: "Favorevole all'obbligo di vaccino se protegge da varianti". E su Green pass e terza dose...

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"Sull'obbligo vaccinale penso che se di fronte abbiamo un vaccino con un elevato indice di copertura e una durata superiore a un anno, io sono favorevole all'obbligo, se si dimostra che è efficace contro le varianti". Lo ha detto il microbiologo Andrea Crisanti, professore ordinario all'università di Padova, ospite a Zona Bianca, aggiungendo che "il vaccino, da solo, non è mai stato lo strumento unico per eliminare una malattia, va corredato con una serie di misure di sanità pubblica che danno un effetto moltiplicatore. Un esempio è avere un sistema di sorveglianza e tracciamento degno di questo nome". Un appello per chi è scettico sull'immunizzazione: "Se avete dei nonni o genitori di ottanta, novanta anni, chiedete com'era la loro vita prima dei vaccini per il vaiolo o la poliomelite, chiedete se non siano stati contenti allora quando furono introdotti". 

 

 

Durante l'intervista condotta da Giuseppe Brindisi, Crisanti ha commentato molti dei temi caldi riguardanti il virus. Fra questi anche la terza dose: "Ho lo stesso approccio dell'obbligo vaccinale. Se il vaccino è in grado di prolungare la protezione e proteggerci contro le varianti, sono favorevole anche alla terza dose. L'esperimento in Israele è interessante e va guardato con attenzione. Se dalla terza vaccinazione, invece, emerge che le persone che l'hanno ricevuta non sono più protette, significa che non aumenta la protezione ma bisogna aggiornare il vaccino". E sul Green Pass, lo scienziato ha detto che "non è uno strumento di sanità pubblica, non è vero che crea ambienti sicuri perché i vaccinati possono trasmettere il virus. E' uno strumento più o meno ipocrita per convincere la gente a vaccinarsi"

 

 

C'è il rischio che molti non si stiano vaccinando a causa di una comunicazione ondivaga sul tema? "Sì, una comunicazione poco efficace ha fatto sì che in certi casi si avesse paura dei vaccini" con argomenti privi di fondamento, "come che non se ne conoscono gli effetti a lungo termine: non si sanno di nessun vaccino quando viene introdotto" ha spiegato Crisanti. Un'altra obiezione è che si tratti di vaccini sperimentali: "Non è vero, perché sono state somministrate 4 miliardi di dosi".
A livello di tracciamento della pandemia, l'attenzione andrebbe posta sui contagiati o sugli ospedalizzati? "Sono due scuole di pensiero diverse, l'approccio pragmatico suggerisce di considerare ricoverati e occupazione delle terapie intensive. Microbiologi e genetisti considerano molto anche l'andamento dei contagi".