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Lavoro, Cingolani: "Spariranno milioni di posti. Rimarranno artigiani e mestieri che oggi non esistono"

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Una profezia strana, quella di Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica. Negli anni a venire il mercato del lavoro subirà un'evoluzione ancora più marcata che spazzerà via la gran parte dei lavori lasciandone solo due tipi, per sintetizzare: i più 'antichi' e i più 'moderni', quelli che ancora non esistono: "Probabilmente gli artigiani rimarranno, mentre spariranno anche molto velocemente molti lavori di routine, sia manuale che cognitiva, e nasceranno delle nuove esigenze: il memory manager, figura che deve gestire cloud e sistemi di memoria, o il manager di gestione dell’energia, o l’ingegnere di materiali di nuova generazione.... profili che oggi non esistono e che vanno creati" Così il ministro Roberto Cingolani intervistato per il talk "Il lavoro che verrà" in programma oggi al Meeting di Rimini. 

 

 

Il Ministero della Transizione ecologica è stato fortemente voluto nel nuovo governo Draghi, anche per attirare ed attivare i molti fondi previsti per l'Italia dal Next Generation EU, il piano economico europeo di risposta alla pandemia. La 'transizione verde' ha molto a che vedere con l'innovazione e con la crescita di nuovi posti di lavoro. "Io penso che servirebbe un ministero del Futuro" ha proseguito, spiegando che "il futuro noi non lo trattiamo come elemento essenziale della vita di una società e il capo dell’ufficio dell’innovazione dovrebbe essere l’organismo che si occupa di analizzare il futuro. In questo modo può dare i segnali al sistema formativo, la gente cresce sapendo che tipo di evoluzione c’è e in questo modo si realizza una società un pò più preparata all’innovazione". Secondo Cingolani, "dobbiamo uscire dall’ottica che esista un libro capace di dare delle linee guida da seguire. Il punto fondamentale è creare le nuove generazioni con la mente preparata a cogliere l’innovazione".

 

 

Dobbiamo dunque immaginare che la maggior parte dei lavori che oggi conosciamo non esisteranno più. Specialmente quelli di routine che "spariranno anche con una certa rapidità: sono decine di milioni di posti, se pensiamo all’Europa, che al momento non è chiaro con che cosa vengano rimpiazzati, però nasceranno delle esigenze". Capire quali saranno questi 'lavori del futuro' "è uno sforzo di proiezione al futuro molto complesso" ha concluso il ministr.