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Sport e Green pass: il punto e le regole da seguire in epoca Covid

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In tempo di Covid tutti si sono dovuti abituare a fare i conti con una grande quantità di regole in continuo aggiornamento, che vanno a investire gli ambiti più svariati della vita privata e pubblica. Non ultimo lo sport, una dimensione essenziale per il benessere di moltissimi italiani, sia che si tratti di un hobby o ancor più di una attività agonistica. Specialmente ora che l'estate volge al termine e ricomincia la normale routine scandita da scuola e lavoro, è opportuno fare il punto sulle regole in vigore per l'attività atletica, anche alla luce del fatto che l'introduzione del Green pass ha creato alcuni problemi, soprattutto per i giovani che non hanno ancora ricevuto la seconda dose o devono ancora aspettare che trascorrano i quindici giorni dalla prima per ottenere una valida certificazione verde. Si ricorda infatti che il Green pass è conseguibile nei seguenti casi: vaccinazione completa (monodose o con doppia dose), vaccinazione con una unica dose a partire dal quindicesimo giorno,  oppure un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. 

 

 

La norma di riferimento in questo caso è ancora il decreto legge n. 105 del 23 luglio - quello che fra molte polemiche ha introdotto la certificazione verde in Italia a partire dal 6 agosto - che fissa l'obbligo di Green pass per l'accesso ad una lunga serie di ambienti dedicati allo sport, specialmente al chiuso, fra cui piscine, palestre e sport di squadra. Vi rientrano le più disparate attività, anche non strettamente sportive, come lo yoga. Va specificato che, almeno per ora, queste regole non valgono per i bambini sotto i 12 anni. A ciò si aggiungono le regole già in vigore sul controllo di temperatura all'ingresso e l'obbligo di mascherina in spogliatoi e luoghi chiusi - ad eccezione, ovviamente del momento in cui si espleta l'attività fisica. Ci sono poi i distanziamenti da rispettare: due metri fra persona e persona, che per le piscine diventano 7 metri quadrati a nuotatore. No Green pass, no party, insomma, parafrasando il famoso motto.  Niente pass, invece, per gli sport all'aperto: a patto, però, di non accedere agli spogliatoi delle strutture - si pensi al classico calcetto, o a una partita di padel - o alle aree di ristorazione al chiuso spesso presenti in quest'ultime. In quel caso la certificazione è richiesta.

 


A questo quadro normativo di base, spesso si sono aggiunte delle regolamentazioni di settore delle rispettive Federazioni. Prendiamo ad esempio il mondo del calcio: la Figc aveva inizialmente previsto un tampone per tutti gli atleti, anche quelli provvisti di pass, a tutti i livelli. Ma poi, dopo numerose proteste del mondo dilettantistico, lo scorso 19 agosto c'è stato un passo indietro e ora la situazione è la seguente: tampone facoltativo per il calcio dilettantistico (fino alla promozione) e per le giovanili fino al livello regionale, tampone obbligatorio a prescindere dal green pass per le giovanili nazionali "o comunque riconosciute di preminente interesse nazionale".  Per la pallavolo è invece richiesto obbligatoriamente il Green pass, trattandosi di attività al chiuso, fino alla categoria under 13. Dunque chi non è vaccinato può presentare uno screening negativo risalente a massimo 48 ore prima.