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Egitto, Patrick Zaki: attesa per la nuova sentenza sulla custodia cautelare

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È attesa per domani la sentenza sulla custodia cautelare di Patrick Zaki, lo studente e attivista trentenne dell’Università di Bologna in carcere al Cairo, in Egitto, da un anno e mezzo con l’accusa di essere una minaccia per la sicurezza nazionale. La detenzione di Patrick in Egitto è iniziata il 7 febbraio 2020 dopo l'arresto eseguito all'aeroporto della capitale dalle autorità del Paese. Il caso ha da subito ricevuto una grande attenzione mediatica, suscitando mobilitazioni da parte della società civile e della politica italiana. Oggi la sua avvocatessa egiziana, Hoda Nasrallah, che ha potuto incontrarlo nel corso dell’udienza, lo ha trovato bene fisicamente ma provato psicologicamente, secondo quanto si apprende. E continua a essere intensa l'azione di sensibilizzazione da parte della rappresentanza diplomatica italiana, per il rilascio del giovane. 

 

 

Numerosi i capi d'accusa - a dir poco surreali - formulati nel mandato d'arresto: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo. Ad essere contestati sarebbero anche alcuni post su Facebook. Come già accaduto nelle numerose udienze dei mesi scorsi, Zaki ha ribadito la sua estraneità ai fatti e la legale ne ha chiesto la scarcerazione. Come sempre, anche all’udienza di oggi erano presenti i rappresentanti dell’ambasciata italiana al Cairo, e su loro richiesta sono intervenuti anche quelli di Usa e Regno Unito. Il meccanismo di coordinamento dell’osservazione della giustizia in Egitto prevede infatti che alcuni Paesi, a formato variabile, assistano alle udienze. Nel caso di Zaki, sono sempre presenti gli italiani e gli altri intervengono a rotazione: oltre all’Ue, partecipano al meccanismo anche Usa, Gb, Australia, Nuova Zelanda, Canada e Svizzera.

 

 

Nei processi che riguardano la sicurezza dello Stato però non è previsto che il pubblico entri nell’aula: i rappresentanti diplomatici depositano in questo caso la richiesta, che ha un valore politico e di vicinanza all’imputato, e hanno la possibilità di parlare con i legali che partecipano fisicamente all’udienza. Le sentenze di queste udienze non arrivano di solito prima del giorno dopo: ecco perchè ci si aspetta che anche in questo caso il tribunale si pronunci domani sulla custodia cautelare di Zaki.