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Riapertura scuole, c'è ancora incertezza su troppi aspetti: e a rimetterci sono i giovani

Christian Campigli
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Non sono bastati dodici mesi. Per evitare le barbine figure dello scorso anno, quando i costosissimi banchi a rotelle, oggi abbandonati in qualche polveroso magazzino, sembravano l'unica soluzione all'emergenza Covid. A meno di tre settimane dall'inizio dell'anno scolastico il nostro paese si trova alle prese con mille dubbi, perplessità diffuse e polemiche (anche politiche) pressoché quotidiane. L'idea del governo presieduto da SuperMario è di riportare tutti gli studenti in classe. E di farlo seguendo il modello comportamentale generale. La linea tracciata dal green pass non deve avere alcuna deviazione. Ma quello che, almeno al momento, non viene applicato nelle fabbriche, negli uffici o nei negozi diventerà obbligatorio per il mondo dell'insegnamento. I presidi non sono compatti e hanno sollevato numerosi dubbi. Soprattutto su chi dovrà effettuare i controlli. Il 42% del personale scolastico che lavora in Sicilia non è ancora vaccinato. In Sardegna si tocca il 33%, in Calabria il 30%. Numeri significativi, soprattutto se paragonati a quelli nazionali, che superano di poco il 12%.

 

 

"Sono necessarie risposte chiare che impediscano alle scuole e ai loro dirigenti di esporsi a difficoltà che appaiono al momento ingestibili e insuperabili, nonché a contenziosi certi - sostiene Antonello Giannelli, presidente dell'associazione nazionale presidi - Il controllo quotidiano del green pass porterà un aggravio organizzativo, e questo malgrado l’insufficiente disponibilità di risorse umane”. Il ministero dell'istruzione ha replicato sostenendo che sarà sufficiente controllare i dipendenti non vaccinati, per verificare che abbiano  fatto il tampone e che, quest'ultimo, sia risultato negativo. "Il green pass non è una misura punitiva, ma uno strumento fondamentale – ha sottolineato il ministro dell'istruzione, Patrizio Bianchi - per la ripresa delle lezioni in sicurezza, che tutela soprattutto i più fragili e la scuola stessa, bene collettivo che tutti siamo chiamati a difendere con responsabilità”.

 

 

I più critici verso il governo fanno notare che si sta  guardando il dito e non la luna che viene indicata. Ovvero che il vero, irrisolto problema sono i mezzi di trasporto locali. Dove, incredibilmente, il certificato verde non è necessario. Le mascherine, in ambienti chiusi e nei quali la distanza di un metro non viene quasi mai rispettata, possono risultare non sufficienti ad arginare il Covid. E autobus, tram e metropolitane rischiano di trasformarsi nei principali vettori per la diffusione del virus. Basti pensare all'esempio di Israele. Dodici giorni fa hanno riaperto le scuole ultra-ortodosse degli ebrei Haredim. Lo scorso 8 agosto questa minoranza rappresentava il 5% dei nuovi casi, schizzati al 12% in meno di due settimane. E questo nonostante il personale scolastico israeliano sia vaccinato nella sua totalità con due dosi. Dubbi, perplessità e polemiche roventi. Sullo sfondo, come in una fotografia sfocata, il futuro dei giovani. E il loro sacrosanto diritto di studiare in presenza.