Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Referendum Eutanasia, Pro Vita: "Lo Stato non può riconoscere il diritto al suicidio"

  • a
  • a
  • a

Si infiamma il dibattito sull'eutanasia in Italia. Un tema molto divisivo nell'opinione pubblica, e in grado di raccogliere consensi e dissensi piuttosto trasversali rispetto alle tradizionali collocazioni politica. Dopo la notizia di ieri, sul raggiungimento del tetto referendario, si è levato il coro dei contrari. "Gli italiani saranno chiamati presto a decidere sulla legalizzazione dell’ eutanasia. In una società come quella che sta prospettando la Cappato & C. nessuno avrà più la certezza che il medico che ha di fronte opererà davvero in vista del bene oggettivo della vita e non in direzione di una soluzione più ’sbrigativa'. L’allarme lanciato dal presidente della Pontificia Accademia per la Vita è più che mai condiviso". Lo scrive in una nota il presidente di Pro Vita e Famiglia, Toni Brandi, sul raggiungimento di 500 mila firme per il referendum sulla legalizzazione dell’ eutanasia legale dell’Associazione Luca Coscioni.

 

 

"Lo Stato non può, in verità, riconoscere un 'diritto al suicidio' in quanto contrario alla sua stessa ragion d’essere. Ma oggi si cerca di capovolgere questa prospettiva e lo si fa barando. Siamo a 11 anni dalla promulgazione della legge 38 sulle cure palliative ma manca una reale diffusione ed applicazione della legge. Questo è grave e per questo occorrerebbe attivarsi con urgenza", ha aggiunto il portavoce Jacopo Coghe. "Siamo pronti a lanciare la nostra campagna informativa sul tema dell’ eutanasia, mobilitando associazioni, politici e semplici cittadini per contrastare questa deriva di morte via referendum", ha concluso la nota.

 

 

Il riferimento di Brandi è alle parole dette ieri a Vatican News da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita: "Si sta man mano incuneando nella sensibilità della maggioranza una concezione vitalistica della vita, una concezione giovanilistica e salutistica in base alla quale tutto ciò che non corrisponde ad un certo benessere e ad una certa concezione di salute viene espulso. C’è la tentazione di una nuova forma di eugenetica: chi non nasce sano, non deve nascere. E insieme con questo c’è una nuova concezione salutistica per la quale chi è nato e non è sano, deve morire" aveva detto il prelato, manifestando la propria preoccupazione per l'iniziativa referendaria in corso. "Questa è una pericolosa insinuazione che avvelena la cultura. In questo senso, è indispensabile che la Chiesa ricordi a tutti che la fragilità, la debolezza, è parte costitutiva della natura umana e dell’intero creato".