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Operaia morta sul lavoro nel Modenese: sequestrato il cellulare di Laila El Harim

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È stato disposto il sequestro a Modena del telefonino di Laila El Harim, la 40enne morta dopo essere rimasta incastrata in un macchinario dell’azienda Bombonette di Camposanto, nel Modenese. Lo ha deciso la Procura emiliana che sta indagando sul caso. Sembra che la donna avesse più volte segnalato malfunzionamenti all’apparecchio che serve per sagomare materiali da imballaggio, anche fotografandolo. Sul punto è però arrivata la dichiarazione a LaPresse dell'avvocato Nicola Termanini, legale della famiglia di Laila: "È falso che la ragazza avesse scattato con il cellulare fotografie al macchinario".  La vittima si lamentava della fustellatrice che pare spesso si bloccasse e richiedesse frequenti interventi da parte degli elettricisti. Questo è quanto ha riferito a La Repubblica il suo compagno, con cui Laila aveva una bambina piccola e con cui si doveva sposare. 


 

 

 

Intanto questa mattina è iniziata l'autopsia sul corpo di Laila. Il medico legale avrà poi 45 giorni per formalizzare le proprie risultanze. Invece gli accertamenti di carattere tecnico sul macchinario, che resta sotto sequestro, saranno fatti in un secondo momento. Dopo il legale rappresentante legale della società, ci sarebbe inoltre un secondo indagato in Procura a Modena in merito alla morte di Laila. Si tratterebbe del delegato alla sicurezza dello stabilimento e nipote dello stesso rappresentante legale.

 


 

Sul caso si è espresso anche il premier Draghi: "Il problema della sicurezza del lavoro sta a cuore a tutti noi e dobbiamo cercare di fare qualcosa per migliorare l’inaccettabile situazione sul piano della sicurezza sul lavoro" ha detto incontrando i giornalisti a palazzo Chigi prima della pausa estiva dei lavori del governo. "Volevo rivolgere un pensiero commosso e affettuoso a tutti quelli che volevano bene a Laila El Harim", ha poi aggiunto Draghi. "Due mesi fa era capitato a Luana D’Orazio. Questo avviene ogni giorno. È stato fatto molto su questo piano ma è evidente che occorre fare molto di più".