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L'Italia non è un paese per giovani, in 20 anni crollano gli occupati e la politica è assente

Christian Campigli
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L'Italia non è un paese per giovani. Una realtà distorta, folle, dai risultati nefasti. Che trova una drammatica conferma nei dati relativi alle persone tra i quindici ed i trentaquattro anni e al loro rapporto col mondo del  lavoro. In venti anni, dal 2000 al 2019, gli occupati sono diminuiti di oltre due milioni e mezzo. Ad affermarlo è una nota diffusa martedì 3 agosto da Confcommercio. Nello stesso periodo citato nell'analisi è aumentata la quota di giovani che non solo non lavorano, ma neanche cercano un'occupazione (dal 40% al 50%). Tra il 2004 e il 2019 inoltre si riducono di oltre un quarto i giovani lavoratori dipendenti (-26,6%) e risultano più che dimezzati gli indipendenti (-51,4%); -156mila imprese giovanili e 345mila giovani espatriati negli ultimi dieci anni. "Il sostegno alle imprese giovanili rende più robusta, diffusa e duratura la crescita economica - ha affermato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli - Favorire nel nostro paese l'imprenditoria giovanile è la risposta più efficace alle sfide della competizione internazionale e della globalizzazione".

 

 

Purtroppo esistono decine di esempi che confermano questa atavica tendenza a non andare incontro alle nuove generazioni. Almeno nel nostro paese. Una nazione che si lamenta per il ridicolo tasso di natalità, ma non capisce il collegamento diretto con l'ingresso nel mondo del lavoro. Chi è precario non ha la possibilità di avere figli. Passaggio ovvio, logico, persino banale. Che però, almeno fino ad oggi, non sembra interessare, al di là delle solite frasi di circostanza, la politica italiana. La difficoltà di inserimento degli under 40 è stata segnata da due episodi che hanno acceso il dibattito pubblico su giornali e tv. Il primo riguarda l'ascesa di Matteo Renzi. Quando da presidente della Provincia decise di candidarsi per le primarie che avrebbero sancito il nome del candidato sindaco del Pd per Firenze, ci fu un'autentica alzata di scudi tra i dirigenti del partito. "Che vuole questo, serve gavetta prima di poter anche solo pensare ad un ruolo simile".

 

 

Un episodio che condizionerà l'ex primo ministro. Il nativo di Rignano, in modo sguaiato, cercherà di restituire la pariglia, lanciando la politica della "rottamazione". Che, a conti fatti, non riuscì ad aprire le porte giuste per le nuove generazioni, boicottando al contrario figure più mature, di esperienza, ma ancora integre moralmente. Il secondo momento in cui il paese si ricordò di avere delle responsabilità verso i giovani fu quando Elsa Fornero, nel 2012, bollò gli under 40 come choosy. Ovvero schizzinosi, perché pretendono di trovare un lavoro coerente con gli studi portati a termine. "I giovani quando escono da scuola devono trovare un'occupazione, ma non devono aspettare il lavoro ideale, devono attivarsi per entrare e poi migliorare". L'errore dell'allora ministro del lavoro non fu tanto illustrare, in modo lucido, la realtà del nostro paese. Ma chiedere alla futura classe dirigente di adeguarsi alla presente mediocrità. A distanza di nove anni nulla è cambiato. l'Italia resta un paese non adatto ai giovani.