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'Ndrangheta, in Calabria arrestato consigliere regionale Paris: appalti truccati per mascherine e sanificazioni

Christian Campigli
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Un rapporto malato. Che aveva come fine ultimo il guadagno e non gli interessi degli onesti cittadini. Una sinergia che avvicinava, pericolosamente, la politica  alle organizzazioni mafiose. È stato arrestato questa mattina, con l'accusa di corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà degli incanti e associazione per delinquere semplice il consigliere regionale calabrese Nicola Paris. L'esponente centrista, che attualmente si trova ai domiciliari, è stato eletto nel 2020 nelle file dell'Udc, partito dal quale è uscito alcuni mesi fa.

 

 

In totale sono diciassette le persone fermate e ventiquattro quelle indagate nell'ambito dell'inchiesta “Inter nos”, coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e portata a termine dal comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di Finanza. Le fiamme gialle hanno eseguito i provvedimenti cautelari personali e patrimoniali nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Roma, Livorno, Verona e Milano. Paris, quaranta anni, è stato eletto all'ultima tornata con oltre seimila preferenze. È un dipendente della Hitachi Rail ed ha una lunga carriera politica alle spalle. Secondo la tesi accusatoria, il consigliere regionale sarebbe stato il tramite politico attraverso il quale alcune famiglie della 'Ndrangheta avrebbero manovrato a proprio tornaconto appalti e contratti per l'affidamento delle  pulizie. Certe gare avevano un vincitore certo. Non vi era nemmeno lontanamente la possibilità, per le aziende oneste non legate all'organizzazione mafiosa, di “entrare nel giro”. Ovviamente il servizio poi offerto era di scadente livello. Ma questo alle famiglie della 'Ndrangheta e ai loro referenti politici non importava granché. Questa organizzazione, che operava a Reggio Calabria, non ha voluto farsi sfuggire nemmeno il business del momento, quello cioè relativo alla distribuzione di mascherine anti Covid.

 

 

Le misure cautelari hanno coinvolto anche alcuni dipendenti dell'azienda sanitaria provinciale e due ex commissari dell'ente pubblico. La procura ha predisposto anche il sequestro di oltre dodici milioni di euro. Tra le cosche 'ndranghetiste citate nei faldoni dell'inchiesta vanno ricordate quella dei Serraino di Reggio Calabria, degli Iamonte di Melito Porto Salvo e dei Floccari di Locri. Secondo la procura reggina, Paris si sarebbe impegnato per confermare un funzionario considerato vicino ai clan. In questo modo i malviventi riuscivano a condizionare gli appalti nel settore sanitario, anche quelli legati alle sanificazioni e all’approvvigionamento delle mascherine. Un legame malato, che faceva arricchire pochi a scapito del benessere e della qualità dei servizi pubblici per gli onesti cittadini calabresi.