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Cresce la fiducia tra i consumatori, ma per rendere costante la ripresa serve evitare nuove chiusure

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Pietro De Leo
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Qualche giorno fa, l’Istat aveva certificato un miglioramento del clima di fiducia per imprese e consumatori, evidentemente contestuale alla fase di riaperture e di ritorno alla vita. Oggi, altri dati confermano il buon trend dell’economia italiana. La crescita del Pil del nostro Paese, nel secondo trimestre dell’anno, è stata del 2,7%, rispetto ai tre mesi precedenti. Mentre il dato tendenziale è del 17,3%. Quest’ultima cifra, specifica l’Istat, deriva dal fatto che nello stesso periodo dello scorso anno, con l’infuriare della pandemia, si arrivò alla scelta delle chiusure totali.

 

 

Ad aver influenzato il segno “più” nei secondi tre mesi è stato soprattutto il recupero del settore dei servizi, che fu il più penalizzato dalle chiusure, oltre ad una crescita dell’industria e ad un andamento stazionario dell’agricoltura. Buone notizie anche sul fronte lavoro, con la disoccupazione che cala di mezzo punto raggiungendo quota 9,7%. Interessante, poi, è vedere la condizione italiana rispetto alla media degli altri Paesi. Nell’area euro siamo ad un aumento del 2%, mentre ad un 1,9% in tutta l’Unione. Ma se si vanno a fare paragoni con i singoli Paesi, emergono dati interessanti. Tipo che cresciamo più della Germania, dove il Pil segna un +1,5% nel secondo trimestre.

 

 

Ancora più bassa la Francia, che segna un aumento dello 0,9%. In questo caso va segnalato che la Presidenza Macron ha messo in campo nel paese una fase più lunga di restrizioni anti-Covid. Tornando all’Italia, i numeri positivi non fanno venir meno la prudenza del mondo delle imprese. “Permangono molti fattori che spingono alla prudenza nel valutare le prospettive per i prossimi mesi. La ripresa necessita di un reale consolidamento, che vada al di là dei rimbalzi statistici. In quest’ottica un ruolo cruciale è rappresentato, oltre che dall’efficacia Pnrr e dal programma di riforme, dalla domanda per consumi che, seppure in ripresa, è lontana dai livelli pre-crisi”. E proprio il nodo consumi, centrale per mantenere la tendenza positiva, è strettamente legato alla necessità di evitare una nuova fase di chiusura