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Il figlio di Gheddafi: "Illuminiamo mezza Italia e qui in Libia abbiamo il blackout". L'affondo ai politici

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I libici che hanno preso il potere dopo la caduta di Mu'ammar Gheddafi "hanno violentato il paese, che è in ginocchio. Non ci sono soldi, né sicurezza. Non c’è vita qui. Vai alla stazione di servizio: non c’è diesel. Esportiamo petrolio e gas in Italia - stiamo illuminando metà Italia - e qui abbiamo blackout. È più di un fallimento. È un fiasco". Lo ha dichiarato Saif al-Islam Gheddafi, figlio del defunto Colonnello libico, in una lunga intervista rilasciata al New York Times in cui ha rievocato i giorni della rivoluzione, la cattura ed il periodo di prigionia e ha parlato dei suoi programmi futuri in vista delle elezioni previste in Libia il 24 dicembre.

 

 

Nell’intervista Gheddafi ha dichiarato di essere attualmente in libertà e di lavorare per un suo prossimo ritorno in politica. I ribelli che lo avevano catturato 10 anni fa, dice Gheddafi, sono rimasti delusi dalla rivoluzione, e alla fine si sono resi conto Saif poteva essergli alleato più che nemico. Seif sorride mentre descrive la sua trasformazione. "Riesci a immaginare? - ha affermato - Gli uomini che erano le mie guardie ora sono miei amici". I ribelli, ha aggiunto Seif, erano decisi a distruggere lo Stato, e senza uno Stato - ha evidenziato - una società tribale come la Libia è persa. "Quello che è successo in Libia non è stata una rivoluzione - ha proseguito - Si può chiamare guerra civile o giorni di malvagità. Non è una rivoluzione".

 

 

Sayf al-Islām al-Qadhdhāfī, nato nel 1972 dalla seconda moglie di Gheddafi, è il secondogenito del defunto dittatore libico, e da lui ritenuto papabile per il ruolo di successore. E' stato collaboratore politico del padre che lo designò erede alla presidenza nel 1995. Nel 2006, caduto in disgrazia per aver criticato il regime chiedendo che si avviasse un processo democratico di riforma, si trasferì a Londra per un breve periodo. Tornato in patria, sempre più attivo politicamente, allo scoppio della guerra civile fu recluso nel carcere di Zintan.