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Botte, corna e violenze alla moglie e al figlio gay. Film dell'orrore in casa, arrestato un ghanese

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Christian Campigli
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Pensava fosse amore ed invece era un calesse. Pieno di violenza, umiliazioni e maltrattamenti. Un immigrato ghanese, Omar P., di ventinove anni, è stato arrestato dopo che la moglie, una cinquantaquattrenne romana, lo ha denunciato al termine dell'ennesimo pestaggio. I due si erano sposati nel 2018, nonostante una evidente differenza di età, di cultura e di tradizioni. Lei non aveva voluto sentire ragioni, nonostante parenti e amici l'avessero messa in guardia: fai attenzione, un ragazzo tanto giovane non inizia una relazione con una donna più anziana della propria madre in modo disinteressato. La signora romana però non ci sentiva da quell'orecchio. L'africano era bello, prestante ed incredibilmente gentile. Almeno fin quando non ha ottenuto la firma su quel “contratto” al quale teneva tanto.

 

 

In un attimo una storia di passione, attenzioni e dolcezza si è trasformata in un autentico film dell'orrore. Prima la vessazione psicologica, poi le botte e la violenza sessuale. Riservata non solo alla moglie, ma anche a suo figlio, omosessuale. Omar, che è entrato regolarmente in Italia, ma che ha visto stabilizzarsi il proprio permesso di soggiorno grazie al matrimonio con la donna italiana, prendeva in giro e umiliava quel ragazzo di continuo. Per lui essere “frocio” (così lo chiamava quotidianamente) era una condizione di cui vergognarsi. E la colpa risiedeva nell'educazione troppo permissiva impostata anni prima dalla sua sposa. L’uomo è ora in carcere con accuse che vanno dal maltrattamento in famiglia alla violenza sessuale, dalle lesioni all’accesso abusivo al sistema informatico. Un pomeriggio il ghanese ha infatti utilizzato lo username e la password della moglie, dipendente di un call center, per poter chattare.

 

 

Un episodio che ha portato al licenziamento della donna, incolpata dai suoi superiori di carente custodia delle credenziali di accesso della rete intranet della società. In un attimo l'atteggiamento dell'africano è cambiato radicalmente. “Mi devi mantenere perché sei fortunata a stare con uno più giovane”, le diceva ogni giorno, mentre la donna sgobbava da mattino a sera e lui se ne stava comodamente seduto sul divano. Nemmeno provava a cercarsi un lavoro, convinto di appartenere ad una ristretta elite di esseri umani superiori. Si sprecano gli episodi di corna. L'uomo l'ha tradita centinaia di volte. Nell'ultimo periodo della loro relazione la costringeva ad inginocchiarsi per poter parlare. E la violentava ripetutamente. Fin quando a giugno Omar ha abbandonato la moglie sulle scale condominiali col volto tumefatto. I vicini, ignari di quella situazione di autentica schiavitù psicologica, hanno chiamato l'ambulanza che, velocemente, l'ha portata in ospedale. Qui la cinquantaquattrenne ha trovato il coraggio di raccontare tutto. L'indagine si è sviluppata in modo tanto approfondito quanto rapido e ha portato all'arresto del ghanese. Che ora, nel buio del carcere, avrà tutto il tempo per capire che nessuno uomo è superiore all'altro. Che non ci sono elite e che, di sicuro, lui non ne fa parte. Ma soprattutto avrà modo di meditare sull'amore, che è l'opposto esatto della violenza.