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Covid, rullo compressore sul tessuto sociale: impennata del tasso di povertà

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Pietro De Leo
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Una pandemia che ha agito come un rullo compressore sul nostro tessuto sociale. Questo è il quadro tracciato da un report dell’Istat sulla distribuzione del reddito. Per capire l’impatto della pandemia basta guardare al tasso di povertà, che cresce di 1,3 punti (dal 6,4% al 7,7%) per le famiglie e di quasi due, dal 7,7% al 9,4% per i singoli individui.

 

 

Preoccupante, poi, anche la localizzazione geografica del fenomeno. L’incidenza della povertà si dimostra in valori assoluti più alta nel mezzogiorno, tuttavia al Nord cresce in maniera esponenziale, sia per le famiglie che sui singoli individui. Molto significativo, poi, anche il tema dell’occupazione. Gli ultimi mesi il mercato del lavoro ha mostrato dei segnali positivi. Tuttavia, i livelli pre-Covid sono ancora lontani e la differenza è di 735 mila posti di lavoro. Con questo quadro di peggioramento della qualità della vita e delle condizioni famigliari, l’accesso agli strumenti assistenziali ha visto un aumento considerevole.

 

 

“Le misure straordinarie implementate nel 2020 (Reddito di Emergenza, bonus autonomi e bonus colf)- spiega l’Istituto - hanno contribuito, assieme all’ampliamento nell’utilizzo di quelle già esistenti (Rdc e Cig) a sostenere i redditi delle famiglie pesantemente condizionati dalla crisi economica, riducendo la disuguaglianza, rispetto ad uno scenario alternativo caratterizzato dall’assenza di tutte le misure citate”. La cassa integrazione guadagni, secondo l’Istat, ha “coperto” circa il 40% del settore privato “extra-agricolo”. Ad entrare al centro di questa catena di sconvolgimenti sociali il crollo dei consumi. In audizione alla Camera, il presidente dell’Istituto Blangiardo ha evidenziato come la caduta sia stata la peggiore registrata nel dopoguerra. Conseguenza di un’economia su cui hanno pesato i mesi di lockdown e di limitazioni