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Green pass, Segre: "Vaccini come la Shoah? E' una follia". Cacciari: "Discriminazione non vaccinati è gravissima"

Prosegue la polemica sulle recenti misure anticontagio. Ai contrari non mancano voci autorevoli, come l'ex sindaco di Venezia

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Non pochi, fra i partecipanti alle recenti manifestazioni di protesta, hanno idealmente associato l'introduzione del Green pass alle leggi razziali che esclusero gli ebrei dalla partecipazione alla vita pubblica. Un paragone che la senatrice a vita Liliana Segre, testimone della Shoah, scansa recisamente dialogando con Pagine Ebraiche: "L'uso distorto della memoria è una vergogna che dura da tempo", ha commentato, precisando di non essere affatto stupita delle esternazioni dei no vax. "Dopo aver visto il viso di Anna Frank usato allo stadio non mi stupisco più, mi è venuta una sorta di scorza". I parallelismi fra la recente misura governativa e la persecuzione nazifascista, secondo la Segre, sono solo "gesti in cui il cattivo gusto si incrocia con l'ignoranza: siccome spero di non essere né ignorante né di avere cattivo gusto, non riesco a prendermela più di tanto"

Ma la polemica sul Green pass, al netto dei fanatismi, continua ad accendere il dibattito politico italiano. Se da una parte c'è chi non vede alternative a questa misura per riprendere quanto prima la vita normale evitando nuove ondate, come il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha trovato le manifestazioni "difficili da comprendere"  ("da sindaco, parlando con chi in città deve campare del fatto che si possa andare in un luogo chiuso, non trovo ostilità verso questa iniziativa. Per cui come la pensa la maggior parte dei milanesi è chiaro”), dall'altra parte non mancano autorevoli voci contrarie. Una su tutte il filosofo ed ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che in un testo a doppia firma con Giorgio Agamben ha sganciato una autentica bomba sul provvedimento:  “La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica" si legge nella nota. "Lo si sta affrontando, con il cosiddetto Green pass, con inconsapevole leggerezza. Ogni regime dispotico ha sempre operato attraverso pratiche di discriminazione, all’inizio magari contenute e poi dilaganti. Non a caso in Cina dichiarano di voler continuare con tracciamenti e controlli anche al termine della pandemia" .

 

I parallelismi con i regimi totalitari non si fermano qui: "Varrà la pena ricordare il passaporto interno che per ogni spostamento dovevano esibire alle autorità i cittadini dell’Unione Sovietica. Quando poi un esponente politico giunge a rivolgersi a chi non si vaccina usando un gergo fascista come ‘li purgheremo con il green pass’ c’è davvero da temere di essere già oltre ogni garanzia costituzionale. Guai se il vaccino si trasforma in una sorta di simbolo politico-religioso. Ciò non solo rappresenterebbe una deriva anti-democratica intollerabile, ma contrasterebbe con la stessa evidenza scientifica". La nota si conclude con un punto interrogativo: "La rivista Nature ha calcolato che sarà comunque fisiologico che un 15% della popolazione non assuma il vaccino. Dovremo dunque stare col pass fino a quando?”.