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Green pass falso, roulette russa in cui il furbetto perde sempre

Christian Campigli
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Fatta la legge, trovato l'inganno. L'atavica avversione degli italiani alle regole non conosce limiti. Nemmeno di fronte alla peggior pandemia dai tempi dell'influenza spagnola. Dopo il boom registrato in Francia, paese pilota nell'introduzione del green pass obbligatorio per poter accedere a determinate attività al chiuso, anche nel nostro paese si sta diffondendo una rete parallela di compravendita di certificati falsi. Il canale preferito è rappresentato da Telegram, un'applicazione di messaggistica immediata, molto simile a WhatsApp. Non si tratta di una novità assoluta, visto la guardia di finanza, solo quindici giorni fa, aveva portato a termine l'operazione “Vax Free”, sequestrando dieci canali Telegram, sui quali si vendevano green pass falsi. In alcuni casi gli amministratori promettevano, senza apparentemente averle, anche delle dosi dei sieri Moderna e Pfizer.

 

 

Si parla di oltre diecimila utenti registrati, pronti a tutto pur di non vaccinarsi. Anche a pagare dalle centocinquanta alle cinquecento euro. Cifre astronomiche per un pezzo di carta che, al primo controllo delle forze dell'ordine, risulterà essere irrimediabilmente fasullo. Tutto merito (o colpa, a seconda di come si voglia vedere la questione) del codice Qr, sostanzialmente impossibile da falsificare, soprattutto perché collegato con il database del ministero. Un documento che però potrebbe trarre in inganno i ristoratori, i proprietari di palestre e, verosimilmente, anche gli organizzatori di eventi musicali. Dopo che Mario Draghi ha annunciato che, dal prossimo 6 agosto, la certificazione verde sarà necessaria per potersi allenare e andare al ristorante al chiuso, per prenotare l'abbonamento per seguire la propria squadra del cuore o per non perdersi il concerto del proprio chitarrista preferito, il dark web si è scatenato.

 

 

Sono numerosi gli annunci di chi millanta la possibilità di fornire pass tarocchi, ma pressoché identici all'originale. E' bene ricordare che utilizzare un documento falso non è solo una violazione etica delle basiche regole di comportamento e di convivenza, ma è anche un reato penale piuttosto grave. Praticamente certa la denuncia, che può generare una causa in tribunale. Con tutte le beghe (anche a livello economico) del caso. Nel nostro ordinamento le ipotesi di falsificazione di un certificato sono molteplici e previste agli articoli 476, 477, 479, 480, 481, 482, 489, e 491-bis del codice penale. Acquistare o falsificare in modo “artigianale” il pass è equiparato ad una vera e propria truffa (come ben spiegato nell'articolo 640 del codice penale). Essere pizzicati dalla polizia postale può portare anche al carcere, da sei mesi fino ad un massimo di tre anni e una multa che può variare tra le cinquantuno e le milletrentadue euro. Un rischio enorme, che può avere dei risvolti anche lavorativi. Una roulette russa in cui il furbetto perde sempre.