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Baby gang, piaga legata all'immigrazione: tema da anni senza soluzione

Christian Campigli
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Cazzotti, minacce e furti. La piaga sociale delle baby gang si allarga a macchia d'olio. Ragazzini convinti di poter ottenere, con la violenza, i soldi necessari per divertirsi, andare nei locali notturni e in vacanza. Gli ultimi esempi di quella che sta diventando una vera e propria emergenza sociale giungono dalla Romagna. Nel primo caso gli aggressori (minorenni di origine africana) risiedono a Bologna e sono stati fermati dai carabinieri, accusati di aver picchiato e rapinato due ragazzi di Perugia, mentre si trovavano a Riccione. Questi ultimi, minacciati con un coltello, hanno dovuto consegnare soldi e cellulare.

 

 

Che sono stati rapidamente recuperati dagli agenti, che hanno trovato, fermato e portato in caserma i delinquenti. Una seconda baby gang, sempre sulla riviera romagnola (anche in questo caso minorenni di origine marocchina), è stata fermata dai carabinieri. Si tratta di un gruppo di sei ragazzi di sedici e diciassette anni e uno di diciotto, residenti nell'hinterland di Ancona. I sette, tutti di origine marocchina, hanno deciso di recarsi lo scorso fine settimana a Riccione. Sprovvisti dei soldi indispensabili per entrare nelle discoteche e per pagarsi da bere, i malviventi hanno pensato bene di picchiare e derubare i coetanei che incontravano in spiaggia o per la strada, magari nelle zone meno centrali di Rimini e Riccione. Sono stati denunciati per furto aggravato. Tre di loro sono accusati anche di rapina. Nel pomeriggio di sabato agli uomini in divisa è giunta la segnalazione di numerose aggressioni portate a termine nella zona della fiera. In breve tempo hanno rintracciati i sette, mentre, con i soldi rubati, ridevano e scherzavano comodamente seduti in uno dei numerosi bar sparsi per Riccione. Portati in caserma, sono stati perquisiti e trovati in possesso della refurtiva. Telefoni cellulari, denaro contante e portafogli con ancora dentro i documenti delle proprie vittime. Un gruppetto di ragazzini modenesi hanno raccontato di essere stati aggrediti con incredibile violenza.

 

 

Per intimorire la comitiva, i sette minorenni di origine nordafricana hanno picchiato un paio di loro, nonostante si fossero detti pronti a consegnare portafogli e telefono. I carabinieri stanno cercando di capire se la baby gang fosse anche in possesso di armi (coltello o colli di bottiglia rotti) o agisse solo (si fa per dire) a mani nude. I cellulari e buona parte del denaro sono stati restituiti ai legittimi proprietari. Ma l'indagine dei militari non finisce qua. C'è, da parte degli uomini in divisa, la convinzione che i sette malviventi siano i protagonisti di almeno altre cinque aggressioni. Avvenute venerdì notte con armi da taglio. Una piaga, quella delle giovani baby gang, che torna al centro della cronaca. Due episodi pressoché identici, che riaccendono una polemica mai sopita: quella relativa all'immigrazione e al rapporto tra quest'ultima e il crescente numero di episodi di violenza. Un tema sul quale da anni la politica si divide, litiga e si accusa reciprocamente. Senza mai arrivare ad una soluzione.