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Reddito di cittadinanza, barriera ideologica: un terzo dei beneficiari non è povero

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Pietro De Leo
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Gli ultimi giorni hanno arricchito il “diario degli illeciti” sul reddito di cittadinanza. Una cronaca spesso uguale a se stessa, che va avanti da circa due anni e mezzo e sottolinea indebite percezioni dell’assegno, in una cornice oltremodo paradossale. E’ il caso di quanto hanno scoperto gli uomini della Guardia di Finanza di Savona, in collaborazione con l’Inps.

 

 

In un quadro di numerosi beneficiari illegittimi, sono stati individuati anche tre condannati per associazione di stampo mafioso, oltre a svariati, gravi reati. Venerdì scorso, invece, la Guardia di Finanza di Genova ha scoperto oltre 1500 domande illecite inoltrate da rispettivi cittadini extracomunitari per ritirare l’assegno. Al di là di fatti del genere, appunto numerosi, che creano una suggestione negativa, esiste il fattore economico. Operazioni di questo tipo fanno emergere un cospicuo ammontare di risorse illecitamente percepite ai danni della collettività, che non sa se e quando lo Stato riuscirà a recuperare. Il caso di Savona, per esempio, riguarda 325 mila euro di dazioni andate a chi non ne aveva titolo. A fare da corollario da tutto questo, poi ci sono i numeri.

 

 

La Cgia di Mestre, sabato, ha quantificato a 400 mila le posizioni da tecnico vacanti nelle imprese, per varie ragioni, tra queste l’abbandono scolastico ancora eccessivo, il trasferimento all’estero di molti giovani e il malfunzionamento dell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Quest’ultimo obiettivo avrebbe dovuto essere il valore aggiunto intorno al reddito di cittadinanza, per come lo avevano presentato i 5 Stelle. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo, in teoria decisivo, dei navigator (la cui missione non è evidentemente andata a buon fine tanto che persino il ministro Andrea Orlando ne ha annunciato la dismissione per fine anno). Un quadro assai critico, che ha fatto trincerare il Movimento 5 Stelle – e anche parte del Pd - dietro una sorta di anatema moralista: chi critica il reddito è contro l’aiuto alla povertà. Assunto, anche questo, non così granitico. Almeno stando ai dati forniti dalla Caritas. Circa un terzo dei beneficiari, non è povero. Numeri su cui riflettere per abbattere quelle barriere ideologiche erette a difesa di uno strumento che non ha funzionato.