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Green Pass, anche Italia pensa alla stretta: solo dopo due dosi e obbligatorio per gli eventi

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Proroga dello stato di emergenza di almeno due mesi e rilascio del green pass solo dopo la seconda dose. Sono le misure principali che il governo discuterà la prossima settimana per fermare la risalita della curva epidemiologica. Niente è ancora deciso, ma tra Palazzo Chigi, ministero della Salute e segreterie dei partiti si discute della possibilità di rendere obbligatoria la carta verde per partecipare ad alcuni eventi dove il rischio di contagi è alto, proprio come già accade per i banchetti di nozze.

 

 

L’ipotesi di cui si ragiona è il modello adottato da Macron in Francia: imporre il green pass per salire sui treni, o andare al ristorante. L’idea, condivisa dal Pd e dal ministro di Leu Roberto Speranza, è quella di evitare nuove chiusure di locali pubblici o altre attività, ma far pagare un prezzo (sul piano della libertà) a chi non si vaccina. Lega e Fratelli d’Italia già fanno muro e il premier Mario Draghi non vuole aprire lo scontro con i partiti. Ma di fronte alla risalita di contagi si ritiene indispensabile muoversi con anticipo per rallentare la corsa della variante Delta.

 

 

"Sono favorevole all’estensione dell’uso del Green Pass per il ritorno alla normalità di tutte le attività, e in particolare per garantire le esigenze di socializzazione nella scuola, sui luoghi di lavoro e nelle occasioni ludiche e di svago. Non si possono invocare riaperture indiscriminate senza un richiamo alla responsabilità individuale che riverbera sulla salute collettiva. Il Governo non apre e non chiude, il Governo è chiamato a prendere atto dell’evoluzione della situazione reale, che è la sommatoria dei comportamenti individuali. Le esperienze dei Paesi in cui la vaccinazione è più avanzata, da Israele all’Australia, dimostrano chiaramente che, superata una certa percentuale di vaccinati, solitamente di poco superiore al 60%, la curva delle adesioni tende ad appiattirsi. Questo significa che, verosimilmente per un malinteso senso di sicurezza, alcune fasce della popolazione non si vaccinano perché si sentono protette dalla vaccinazione altrui. Occorre sfatare questa falsa credenza. La certezza della ripresa della vita normale senza pericolose ricadute passa esclusivamente attraverso l’adesione pressoché totale alla campagna vaccinale." dichiara in una nota Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione.