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Migranti, sbarchi senza sosta a Lampedusa. Lamorgese nel mirino del centrodestra: "I porti li ha riaperti lei"

Pietro De Leo
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Lampedusa continua ad essere il segno di una crisi migratoria di nuovo in fase acuta, e che vede l’Italia come fisiologico punto di assorbimento della rotta mediterranea centrale. Soltanto tra ieri e oggi, gli sbarchi sono stati circa 250 e questo dà la misura di un problema che rischia di creare una sorta di effetto domino non solo sull’isola, ma anche sugli altri territori del Mezzogiorno, con l’aggravante pandemica, così come avvenuto lo scorso anno. Qualche giorno fa, infatti, è stato certificato il contagio con la variante Delta per un carabiniere che lavorava nell’hotspot di Lampedusa.

 

 

Attorno al tema, proprio oggi si è scatenata una polemica politica, con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sotto assedio del centrodestra. “Gli sbarchi a Lampedusa durante questo periodo dell’anno ci sono sempre stati- ha detto la titolare del Viminale. Ma certamente una preoccupazione c’è, e su questo stiamo operando”. Al di là della “preoccupazione”, infatti, rimane la sostanziale insussistenza della risposta, dagli evanescenti accordi di Malta in poi. Ed è proprio su questo che il centrodestra si ritrova unito nella linea. “Chiedo che il ministro dell’Interno e il Ministro degli Esteri proteggano l’Italia e l’estate degli italiani”. Da Fratelli d’Italia, il vicepresidente della Camera Rampelli attacca: “La Lamorgese si dice preoccupata, proprio lei che ha consentito i porti aperti, ha azzerato i decreti sicurezza e permesso che gli sbarchi si triplicassero”.

 

 

Sul tema, peraltro, è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito un “vulnus” la mancata messa in campo di una politica comunitaria. Incontrando a Parigi il Presidente francese Macron, ha affermato: "Alle migrazioni, ovvero al tema che in grande misura oggi interpella i nostri valori, al tema che piu' di altri mette in gioco la nostra capacita' geopolitica e la nostra visione del futuro, non siamo ancora riusciti a dare una risposta adeguata, efficace e comune". E’ proprio questa lacuna, infatti, che associa la commissione Von der Lyen a quella del predecessore Juncker nella mancanza di misure efficaci e, soprattutto, di coordinamento tra Paesi.