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Migranti, sbarchi a raffica in Sicilia: il tema torna al centro del dibattito politico

Christian Campigli
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Era diventato un tema di nicchia. Un problema che pareva essere superato. Dopo che, per anni, era stato al centro del dibattito politico. Ma con l'arrivo dell'estate i migranti e gli sbarchi quotidiani sulle coste italiane  sono tornati al centro degli scontri tra destra e sinistra. Solo stamani sono approdati sulle coste italiane ben 215 persone. Intorno alle 14, sono stati recuperati 19 tunisini all'Isola dei Conigli da una motovedetta della guardia costiera. Poco prima al molo Favaloro erano giunti 24 tunisini, intercettati dai carabinieri. I migranti sono stati trasbordati sulla motovedetta dell'Arma e l'imbarcazione in legno di dieci metri su cui viaggiavano sequestrata. Si tratta, nello specifico, del sesto e del quinto approdo da stamani. Poco prima un barcone con 98 persone a bordo, di origine egiziana, tunisina e palestinese, è stato soccorso dalla guardia di finanza. Senza dimenticare che, sempre le fiamme gialle avevano intercettato un altro barchino con 20 tunisini, tutti uomini. Mentre in mattinata sulla più grande delle Pelagie si erano registrati altri due approdi: un gommone con tunisini e una carretta del mare con 39 persone. Per tutti, dopo un primo triage sanitario al molo Favaloro, è stato disposto il trasferimento nell'hotspot di contrada Imbriacola, che torna così a riempirsi. I numeri, come spesso capita, raccontano meglio di tante parole la portata del fenomeno.

 

 

Basta leggere il cruscotto statistico redatto ogni giorno dal ministero degli Interni per scoprire che, nell'ultima settimana (dal 27 giugno ad oggi) sono giunti nel nostro paese 951 uomini e donne, che sognano un futuro migliore per se stessi e i loro figli. Impietoso il confronto di questo 2021 con lo scorso anno e con il 2019. Dall'inizio dell'anno ad oggi sono arrivati sulle nostre coste 20.854 migranti, a fronte dei 7313 del 2020 e 2784 del 2019. Anche la comparazione con il mese appena terminato, giugno, non lascia troppi dubbi sul ritorno di quella che può essere definita, a tutti gli effetti, una vera e propria emergenza: 5840 nel 2021, 1831 nel 2020, appena 1218 nel 2019. Matteo Salvini, dal palco di Bologna, è tornato a chiedere soluzioni. “Non è pensabile un luglio e agosto di sbarchi continui per problemi economici, sociali e sanitari. Siamo già a più del triplo degli sbarchi rispetto all’anno scorso. Ricordo che da ministro ho avuto l’orgoglio di aver dimezzato il numero dei morti. Più gente metti sui barchini e sui barconi nelle mani degli scafisti più gente condanni a morte. Su questo – ha precisato il segretario del Carroccio – con Draghi siamo perfettamente d’accordo e lo ringrazio per portare su tutti i tavoli internazionali il tema. Il ministro degli Interni faccia quello che fanno Francia, Spagna, Grecia, Malta e Slovenia: difenda il diritto e la legalità”.

 

 

Che si identifichi il fenomeno degli sbarchi come un dovere umanitario (salvare le persone in mare da una morte terribile) o come un problema di ordine pubblico (impossibile assicurare un lavoro e un futuro dignitoso a tutti) è chiaro che la grande assente in questa dinamica internazionale è l'Unione Europea, che, per l'ennesima volta, non ha preso una decisione degna di tal nome sui ricollocamenti obbligatori. Visti come il fumo negli occhi dalle nazioni del nord, Germania in testa. Condannando così Italia, Grecia e Spagna a gestire, da sole, i confini continentali.