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Covid soggetto politico anche in Italia, nessun partito o coalizione ne sta uscendo integro

Pietro De Leo
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Il Covid è (anche) un soggetto politico e questo lo abbiamo visto nella maniera forse più dirompente negli Stati Uniti, dove la riconferma alla Casa Bianca di Donald Trump, che pareva molto probabile a inizio 2020, è stata mancata quasi sicuramente per gli errori nel contrasto alla pandemia. Questo assunto, però, è ravvisabile anche in Italia, dove la geografia politica è stata stravolta rispetto allo spirare dei primi refoli della pandemia. Questo non riguarda soltanto la circostanza del cambio di governo, e l’applicazione di uno schema di unità nazionale. Concerne, soprattutto, la vita interna ai partiti. Nessun’area politica, infatti, sta uscendo integra rispetto al “pre-Covid”.

 

 

La notazione più dolorosa di questo è applicabile probabilmente al Movimento 5 Stelle, che soffre ore di grande travaglio interno, con lo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Quest’ultimo peraltro, chiamato ad un’opera di ri-fondazione interna, aveva costruito il suo progetto sulla base di una strutturazione che fa dimenticare l’idea di Movimento del tutto orientato verso il basso e senza gerarchie interne. Un modello abbandonato progressivamente nel corso degli anni ma che in questa fase potrebbe conoscere la sua definitiva archiviazione. Il Movimento 5 Stelle che verrà (ammesso che Conte non decida di strappare e creare una propria formazione) va ad insistere in un centrosinistra dove il Pd appare “in cerca d’autore” e di una ragione sociale. Il cambio alla segreteria ha visto l’uscita dell’ex Diesse Zingaretti e l’ingresso dell’ex Margherita Enrico Letta, ma il dibattito intorno al Ddl Zan conferma che il centrosinistra cattolico è men che residuale, del tutto assente e incapace di incidere nelle scelte dei dem. Circostanza non trascurabile per un partito che ha annoverato personalità come Romano Prodi, Beppe Fioroni, Rosy Bindi.

 

 

Capitolo centrodestra. Qui la coalizione in questo momento non gode di ottima salute sul piano della coesione (al contrario continua ad essere in una stagione felice sul versante dei consensi). E non riguarda soltanto l’assetto nei confronti del governo Draghi, che vede Forza Italia e Lega in maggioranza e Fratelli d’Italia all’opposizione. Riguarda anche una questione di metodo nel confronto interno, di capacità di individuare le figure rappresentative da proporre agli elettori, e lo dimostra la difficoltà sui candidati a sindaco per Roma e Milano. Sull’area, peraltro, pende anche il percorso di una federazione tra Lega e Forza Italia. Al di là della complessità e della riuscita, si tratta di una situazione anch’essa figlia dei contraccolpi politici del Covid e della nascita del governo Draghi.