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Italia, giocatori in ginocchio prima della partita contro il razzismo: la polemica stucchevole

Christian Campigli
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Una polemica interminabile, stucchevole e di cui gli Italiani davvero non sentivano il bisogno. Soprattutto dopo un anno e mezzo di pandemia, di restrizioni alla propria libertà e della conseguente, pesantissima crisi economica. La politica riesce, ancora una volta, a dare il peggio di se stessa, tirando per la giacchetta, a destra e a sinistra, i calciatori della nazionale di calcio di Roberto Mancini.

 

Al centro del surreale dibattito, giocato a colpi di cinguettii e di post sui social network, i leader dei più importanti partiti  chiedono agli Azzurri di inginocchiarsi contro il razzismo o di non farlo. Letta e Salvini hanno iniziato un confronto virtuale che va avanti da due giorni, da quando cioè è stata resa nota la decisione di restare in piedi. Apriti cielo. Intellettuali, opinionisti e persone comuni: tutti hanno voluto esprimere la propria, spesso banale opinione sul tema. Nessuno però si sorprenda di questo tentativo di strumentalizzare lo sport: i segretari della Lega e del Partito Democratico non hanno inventato in realtà un bel nulla. Basti ricordare i latini, che avevano persino inventato una locuzione, panem et circensens, usata nell'antica Roma per sintetizzare le aspirazioni della plebe, e, in epoca contemporanea, in riferimento a strategie politiche demagogiche.

Il fascismo e il nazismo da una parte e i regimi comunisti dall'altro presero alla lettera questa intuizione tanto antica quanto attuale. Gli atleti della Germania dell'Est, pur di vincere una medaglia alle Olimpiadi, venivano dopati con le peggiori sostanze presenti sul mercato. Un gesto simbolico, quello di inginocchiarsi, nato come protesta dopo l'omicidio di George Floyd, l'afroamericano disarmato e ucciso dalla polizia a Minneapolis.

 

 

 

Val la pena di ricordare che agli Europei in corso ci sono varie difformità sul tema. Di fatto solo Galles, Inghilterra e Belgio hanno deciso di seguire l'esempio di Colin Kaepernick, il quarterback della compagine statunitensi di football americano dei San Francisco 49ers, che per primo protestò platealmente in uno stadio gremito di tifosi contro il razzismo diffuso nel proprio paese. La Francia, nella cui nazionale ci sono numerosi calciatori di origine africana, ha deciso che il "take a knee" non risolverà l'annoso problema della disparità tra neri e bianchi. Peccato per questa stucchevole polemica, perché questi ottavi di finale contro l'Austria, compagine tecnicamente modesta, ma fisicamente agguerrita, potrebbero essere il trampolino verso una vittoria che, agli Azzurri, manca nel torneo continentale dal lontano 1968, quando la squadra guidata da Ferruccio Valcareggi superò in finale la Jugoslavia per due reti a zero (gol di Riva e Anastasi). Un trionfo in questi Europei sarebbe un regale magnifico verso i tanti tifosi, che hanno vissuto un anno e mezzo difficile e che ora vorrebbero vivere queste gare solo per quello che sono: partite di calcio e non match di politica.