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Migranti, consiglio Ue non decide sui ricollocamenti: redistribuzione miraggio lontano

Christian Campigli
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Un tema che continua a dividere. Spaccando a metà i paesi meridionali, che da sempre aspettano una soluzione condivisa, e quelli del nord, che rimandano di continuo per mero egoismo. L'Unione Europea, per l'ennesima volta, decide di non decidere sui migranti che sbarcano quotidianamente sulle coste spagnole, italiane e greche.

 

 

Il viaggio del premier Mario Draghi non ha portato i frutti sperati. L'Italia ha ottenuto solo di poter discutere del tema, dopo mesi di silenzio assoluto. Dieci minuti e poi si è passati ad un altro argomento. Con la redistribuzione rimasta un miraggio lontano. Gli stati del nord, anche in questa occasione, hanno fatto orecchie da mercante, si sono voltati dall'altra parte, dicendo, in buona sostanza, che italiani, spagnoli e greci devono cavarsela con le proprie forze. Non solo, è stato rifinanziato esclusivamente il sostegno alla Turchia. Chiudendo, di fatto, la cosiddetta “rotta dei Balcani”, attraverso la quale i migranti entrano in Germania, in Polonia e nei paesi scandinavi.

Nelle conclusioni del vertice si afferma che “il Consiglio europeo ha discusso della situazione migratoria lungo le varie rotte. Sebbene le misure adottate dall'Ue e dagli stati membri abbiano ridotto negli ultimi anni i flussi irregolari complessivi, gli sviluppi su alcune rotte destano grave preoccupazione e richiedono una vigilanza costante e azioni urgenti. Al fine di scongiurare la perdita di vite umane e ridurre la pressione alle frontiere europee saranno intensificati, quale parte integrante dell'azione esterna dell'Unione europea, i partenariati e la cooperazione reciprocamente vantaggiosi con i paesi di origine e di transito”.

L'aspetto più grottesco dell'intera vicenda, proprio nel momento in cui gli sbarchi aumentano con l'arrivo della bella stagione, è che certe politiche danno fiato e alimentano i sentimenti anti-europeisti da un lato, un certo tipo di razzismo, bieco e violento dall'altro. Ieri a Firenze un africano ha distrutto con una piantana un'automobile, parcheggiata sotto l'abitazione di un medico, proprietario del mezzo. Oggi i social si sono scatenati, dividendosi tra chi, giustamente, chiedeva che l'immigrato venisse arrestato e chi si è lasciato andare a parole di autentico odio.

 

 

Un sentimento fomentato dall'ignoranza e dalla frustrazione, ma anche da una politica europea di immobilismo, che sta iniziando a stancare anche i più tolleranti. Uno dei motivi che portarono al crollo del consenso di Matteo Renzi fu rappresentato, senza alcun dubbio, dal numero altissimo di sbarchi (oltre trecentomila in due anni) avvenuti durante il suo governo. Il segretario di Italia Viva era convinto di convincere l'Unione della necessità di salvare vite umane in mare. E che i confini italiani fossero, in buona sostanza, i confini europei. Ma se il primo concetto trovò, allora come adesso, tutti d'accordo, sul secondo il muro di Polonia, Ungheria e (seppur più velatamente) Germania si fece insormontabile. Un tema, quello dei migranti, che non può essere rimandato ancora. Ne va del futuro stesso dell'Europa.