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Vaticano contro Ddl Zan, lo scontro tra laici e cattolici fa ripiombare l'Italia verso tensioni antiche

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Christian Campigli
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Historia magistra vitae. La locuzione latina, resa famosa da Cicerone, è un punto saldo dal quale partire per comprendere il significato della clamorosa presa di posizione della Santa Sede sul disegno di legge Zan. E, più in generale, per comprendere i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa. Perché, nella ormai famigerata nota girata all'ambasciata italiana, monsignor Paul Richard Gallagher scrive espressamente che l'approvazione della norma che si occupa di omofobia “violerebbe il Concordato”. Ovvero il documento ufficiale che regola il rapporto fra l'Italia e il Vaticano, aggiornato per l’ultima volta nel 1984.

 

 

Un atto bilaterale giunto dopo due importanti passaggi storici. Si deve tornare al 1870, anno dalla presa di Porta Pia, uno dei più importanti episodi del Risorgimento italiano. Una battaglia che sancì la fine dello Stato Pontificio come entità politica e rivoluzionò il concetto e la gestione del potere temporale del Papa. Il pontefice si dichiarò “prigioniero politico” e non riconobbe l'Italia come Stato legittimo. Una tensione concreta, reale, che venne perfettamente riassunta, nel 1874, dal famoso “non expedit”, una disposizione di Pio IX con la quale si dichiarò inaccettabile che i cattolici italiani partecipassero alle elezioni politiche del Regno d'Italia e, per estensione, alla vita politica nazionale. Una situazione che si normalizzò solo nel 1929, quando Mussolini e il cardinal Pietro Gasparri, allora segretario del Vaticano, firmarono i Patti Lateranensi. Un accordo di ben quarantacinque articoli che restò in vigore fino al 1984, quando venne sottoscritto il nuovo (e tutt'ora in essere) Concordato, denominato anche accordo di Villa Madama.

 

 

Quattordici articoli, frutto di una lunghissima mediazione tra la Conferenza Episcopale Italiana e il governo guidato da Bettino Craxi. Alla base delle critiche al ddl Zan l'articolo due del Concordato, che assicurava piena libertà “di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica. Si garantisce ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Tra le novità importanti introdotte nel 1984 anche l'ideazione di un nuovo sistema di finanziamento, l'otto per mille, ovvero il meccanismo attraverso il quale si può devolvere una percentuale del gettito Irpef alla Chiesa Cattolica. In molti, soprattutto nell'universo progressista, considerano indispensabile il superamento del Concordato, considerato un retaggio obsoleto per uno stato realmente laico. C'è chi si spinge oltre e chiede che il Fisco italiano faccia pagare per intero le tasse al Vaticano. Va infatti ricordato che tutti gli enti che hanno un fine di assistenza, beneficenza e istruzione godono di forti agevolazioni fiscali. Ad esempio l'Ires (l'imposta sul reddito delle società, introdotta nel 2003) viene ridotta della metà esatta. Senza dimenticare che l'Imu non viene applicata agli immobili utilizzati per scopi non commerciali. Tra le agevolazioni minori, la più curiosa riguarda la fornitura idrica gratuita alla Città del Vaticano, prevista dall'articolo 6 dei Patti Lateranensi e confermata dal Concordato del 1984. Uno scontro, quello tra laici e cattolici, che si protrarrà per mesi. E che rischia di far ripiombare il nostro paese verso tensioni antiche, dal sapore risorgimentale, che parevano essersi ormai perse nella notte dei tempi.