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Vaticano-Ddl Zan, il potere politico che la Chiesa esercita ancora in Italia

Christian Campigli
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Un autentico fulmine a ciel sereno. Una presa di posizione che rimescola completamente le carte in gioco. E rende incandescente un tema che da mesi ha diviso e lacerato le forze politiche. Il Vaticano ha chiesto “informalmente” al governo italiano di modificare il disegno di legge Zan, quello, per intenderci, che si occupata di omofobia.

 

 

 

Una posizione anticipata sulle pagine odierne del quotidiano Il Corriere della Sera e, almeno in parte e con toni più diplomatici, confermati durante una conferenza stampa dal cardinal Kevin Joseph Farrell, prefetto del dicastero per i laici, la famiglia e la vita. “Certamente c'è la preoccupazione della Santa Sede e di ciascuno di noi”. Secondo la segreteria di Stato la norma in discussione in parlamento violerebbe “l'accordo di revisione del Concordato”.

È stata per questo consegnata all'ambasciata italiana una nota a firma del segretario vaticano per i rapporti con gli stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Si tratta di un atto senza precedenti: è la prima volta che il Vaticano interviene nell'iter di approvazione di una legge italiana, esercitando formalmente le facoltà derivanti dai Patti Lateranensi. Un gesto non solo simbolico, di moral suasion, ma squisitamente politico, volto a suscitare una reazione da parte dei cattolici italiani e, soprattutto, dei cattolici presenti nei due rami del parlamento. Nella nota consegnata da monsignor Gallagher si evidenzia che “alcuni contenuti della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3 dell'accordo di revisione del Concordato”.

Le scuole cattoliche non sarebbero esentate dall'organizzazione della futura giornata nazionale contro l'omofobia, una scelta ritenuta sbagliata dal Vaticano. Vengono inoltre evidenziati anche timori più generali per la libertà di pensiero dei cattolici e in relazione alle possibili conseguenze giudiziarie nell'espressione delle proprie idee. “Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni, non vogliamo bloccare la norma, ma che la legge venga rimodulata in modo che la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente”.

Parole che hanno letteralmente squartato la classe politica italiana. Creando una distanza siderale tra chi ha appoggiato la posizione del Vaticano (la quasi totalità degli esponenti di centro destra) o chi ha tacciato la Santa Sede di interferenze inopportune e ingiustificate (grillini e una parte del Pd).

 

 

 

Una posizione distante dalle recenti aperture di Bergoglio al mondo omosessuale e che vanno lette senza dimenticare la guerra sotterranea in corso tra le varie anime presenti attualmente ai vertici della Chiesa. In molti considerano questa presa di posizione e, soprattutto, la scelta di renderla pubblica, un tentativo per mettere in minoranza le posizioni progressiste rappresentate dal Papa. Altri, in una sorta di un complicato e ambiguo doppio gioco, valutano l'uscita del Vaticano come il tentativo, organizzato dall'ala progressista più vicina al Santo Padre, di ricompattare il fronte laico, per accelerare l'approvazione del ddl Zan. Scenari complessi, di difficile decriptazione, ma che evidenziano ancora una volta come il passare dei secoli non abbia scalfito il potere politico che la Chiesa, ancora oggi, riesce ad esercitare in Italia.