Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Minorenne violentata per mesi dal padre, il racconto agghiacciante della ragazzina

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

Una storia torbida, raccapricciante e densa di orrore. Una violenza senza fine. Fino a quel grido, disperato, di aiuto. “Mamma non ce la faccio più”. Gli agenti della squadra mobile della questura di Rimini, coordinati dal sostituto procuratore Davide Ercolani, hanno arrestato ieri notte un peruviano di cinquantasei anni, accusato di avere ripetutamente violentato la figlia quattordicenne. È stata la moglie a denunciare l'uomo, dopo che per lunghi, interminabili mesi aveva trasformato la vita della minorenne in un autentico inferno. Giornate scandite dall'innaturale paura di restare da sola in casa col proprio padre. La molla che ha portato la donna, fino a quel momento ignara di tutto, a rivolgersi agli uomini in divisa è stata una scena raccapricciante alla quale ha dovuto assistere.

 

 

L'adolescente, dopo l'ennesima violenza subita, ha preso un coltello da cucina e se lo è puntato alla gola. Voleva suicidarsi, convinta che solo nella morte avrebbe potuto trovare la pace che suo padre non riusciva a donarle. La donna ha inizialmente pensato che la reazione della figlia, seppur eccessiva, fosse dovuta al fatto che il padre le aveva requisito il cellulare per punizione. Una volta fatta calmare, la genitrice ha parlato a lungo con la quattordicenne e con la sorella maggiore. La ragazzina non è più riuscita a tenersi dentro tutto quell'orrore e ha raccontato, nei dettagli, mesi di palpeggiamenti, molestie e violenze sessuali. In passato l'uomo aveva avuto le stesse immonde attenzioni anche per la figlia più grande. Una squallida abitudine che ricorda le agghiaccianti testimonianze delle figlie di Pietro Pacciani, durante il processo per i delitti del Mostro di Firenze. Ogni volta il peruviano si pentiva, piangeva, per poi ricadere negli stessi errori.

 

 

La moglie, superato il momento di evidente choc, si è subito rivolta alla polizia. Gli investigatori hanno immediatamente deciso di sentito la quattordicenne, alla presenza di una psicologa. Fondamentale capire quanto fosse attendibile, per ricostruire episodi che apparivano sin da subito gravissimi. Lunghi colloqui, durante i quali l’adolescente ha sempre mantenuto la sua versione, aggiungendo anzi altri particolari. “Quando dormivamo insieme in pigiama il babbo mi toccava sul seno passando la mano su entrambi i seni e sulle parti intime, a volte togliendo anche le mutandine. Quando studiavo in scienze il corpo umano maschile, voleva che lo toccassi”. Gli inquirenti hanno dedotto che quel racconto così terrificante altro non era che la pura e semplice verità. È stata quindi chiesta un’ordinanza di custodia cautelare in carcere che il giudice per le indagini preliminari, Vinicio Cantarini, ha emesso seduta stante. Giudicando l’uomo “capace di calpestare anche il sentimento genitoriale pur di dare sfogo ai propri istinti sessuali” e visto “il concreto pericolo che l’uomo commettesse nuovamente delitti della stessa specie”. Una perversione inaccettabile, che lascerà profonde ed indelebili cicatrici nell'anima della quattordicenne.