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Draghi e la proroga dello stato di emergenza, segnale di un Paese che non riparte

Pietro De Leo
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C’è un nuovo tema che piomba nel confronto politico, ed è l’ipotesi di proroga dello stato di emergenza. Avrebbe dovuto concludersi il 31 luglio, ma un retroscena di Repubblica tratteggia la volontà del Presidente del Consiglio Draghi di portarlo al 31 dicembre (sulla fine a luglio, peraltro, si era pronunciato favorevolmente anche il ministro della salute Roberto Speranza). Questa condizione giuridica comporta la possibilità del governo di agire in deroga attivando gli strumenti normativi d’urgenza e il mantenimento in carica di tutte le strutture nate allo scopo di affrontare la pandemia.

 

 

E su questo, oggi, si è aperto il confronto. Che vede Matteo Salvini e Giorgia Meloni tornare sulla stessa linea, seppur con toni diversi. Il leader della Lega, intervenuto ad un forum dell’Ansa, osserva: “non abbiamo ancora parlato con Draghi, ma a mio avviso non ci sono i presupposti per trascinare lo stato di emergenza”. Non prorogare, dice Salvini, “credo sarebbe un bel messaggio, come dire ‘il peggio è passato’”. Giorgia Meloni, invece, ha toni più muscolari. L’ipotesi proroga, secondo lei, “sarebbe folle e come Fratelli d’Italia ci vede nettamente contrari. Ad un anno e mezzo dallo scoppio dell’epidemia non è più accettabile che le più elementari norme della democrazia e i principi dello stato di diritto come la libertà di movimento e d’impresa possano essere calpestati o violati dal governo nel nome dell’emergenza. Il 2021 deve essere l’anno del ritorno alla normalità”.

 

 

Sull’altro versante dei protagonisti pubblici, ossia i virologi, parla Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano. “E’ giusto prorogare lo stato d’emergenza fino a dicembre, per dare una flessibilità all'organizzazione in una situazione che per ora va bene, ma che potrebbe darci un colpo di coda. E quindi ben venga una flessibilità mantenuta nel tempo", osserva all’Adnkronos. Soprattutto la proroga rileva nel campo del segnale trasmesso all’opinione pubblica. Il messaggio sarebbe, purtroppo, quello di un Paese che non riparte ancora completamente