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Torino, l'architetto ucciso dai ladri fa tornare alla ribalta la polemica sulla sicurezza

Christian Campigli
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Il sogno di una vita trasformatosi nel suo peggior incubo. Quella villetta di due piani in campagna, nella quale poter crescere insieme all'amata moglie il figlio adolescente era stata presa di mira dai ladri. E la paura di essere derubato gli aveva tolto il sonno e la tranquillità. Ora gli ha portato via anche la vita. Questa notte Roberto Mottura, un architetto di 50 anni, è stato ucciso nel suo terratetto di Piossasco (piccolo centro in provincia di Torino), nel tentativo di bloccare due ladri, che si erano introdotti nella sua abitazione. L'uomo è stato colpito al basso addome da un proiettile di piccolo calibro.

 

 

Alle prime ore dell'alba, poco dopo le 4 del mattino, il cinquantenne ha sentito dei rumori. Dopo alcuni attimi è scattato anche l'allarme. A quel punto la moglie è scesa al piano terra e ha iniziato ad urlare. Roberto Mottura si è precipitato per le scale e ha trovato nel proprio alloggio due ladri. Ne è nata una violenta colluttazione, al termine della quale uno dei due malviventi ha estratto una pistola e ha colpito mortalmente l'architetto. Da una prima ricostruzione dell'accaduto i due assassini si sarebbero introdotti nell'abitazione, dopo aver rotto l'anta di una finestra, a circa due metri di altezza dalla strada. Da stamani sono in corso nell'immobile sopralluoghi e rilievi tecnico-scientifici da parte dei carabinieri del nucleo investigativo di Torino. Un caso delicato, gestito direttamente dal comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Francesco Rizzo. “Bastardi, non c'era niente da rubare, questo furto non ha senso – ha affermato Attilio Mottura, il padre della vittima - Io vivo qui a duecento metri, da me hanno provato a entrare ben sei volte, ma sempre quando non ero in casa. Ma la mia è una abitazione isolata, questo no, è un complesso di appartamenti. E non ha senso rischiare la galera per un furto dove non c'è niente da rubare. Mio figlio si è trasferito pensando di essere in una situazione di maggiore sicurezza, invece quella scelta gli è costata la vita”. All'inizio i soccorritori avevano pensato a un intervento per un malore, poi arrivati alla villetta hanno trovato l'architetto ferito a morte.

 

 

Un caso che riaccende le polemiche, anche politiche, sulla sicurezza. E sulla necessità (se vista da destra) o sulla pericolosità (se vista da sinistra) di tenere un'arma da fuoco in casa, da usare in caso di necessità, per difendere la propria vita o quella dei famigliari. Un tema delicato, complesso e con ampie problematiche, sia in un caso che nell'altro. Basta aprire Facebook o Twitter per rendersi conto di quanto il tema divida, faccia discutere e accenda gli animi dei cittadini. Stanchi, e in questo c'è una sostanziale convergenza di vedute, di non sentirsi sicuri nemmeno nel proprio appartamento. Ora è caccia all'uomo. I carabinieri hanno predisposto cinquanta posti di blocco, in tutta la provincia torinese. L'obiettivo è quello di fermare i malviventi entro la notte e assicurarli alla giustizia. Perché chi toglie la vita ad un uomo, ad un marito innamorato e ad un padre affettuoso, solo per rubare poche centinaia di euro, non può restare impunito.