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Toscana, case popolari: stop a vincolo 5 anni di residenza. Il tema diventa politico

Christian Campigli
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Un tema che, da decenni, divide destra e sinistra. Che crea tensioni politiche, culturali e inasprisce i toni del dibattito. La giunta guidata da  Eugenio Giani ha votato ieri una legge, presentata dal presidente e dall'assessore alla casa, Serena Spinelli, che cambia radicalmente le modalità per l'assegnazione degli appartamenti di edilizia residenziale pubblica in Toscana.

Nello specifico, viene abrogata la norma che imponeva l'obbligo di risiedere o di svolgere la principale attività lavorativa nel Granducato almeno da cinque anni. La proposta di modifica sarà presto votata anche in consiglio.

 

 

 

“Si tratta di un atto di chiarezza – ha sottolineato il governatore Eugenio Giani - doveroso da parte della Regione alla luce dell'orientamento della Corte Costituzionale che, a norma dell'articolo 3 della Costituzione, si è espressa per l'illegittimità di un'analoga disposizione contenuta nella legga della Regione Lombardia e della Regione Abruzzo”. Soddisfatta del voto in giunta anche l'assessore Serena Spinelli. “Con questa modifica si assicura l'aderenza della nostra legge ai principi costituzionali, sulla base dei quali la priorità deve giustamente sempre essere la condizione di bisogno in cui si trovano i cittadini, senza distinzione alcuna né disparità di trattamento.

Questo rispecchia la funzione sociale dell'edilizia residenziale pubblica. Si tratta di garantire il diritto fondamentale ad avere una casa dove vivere, potendo accedere ai bandi per l'assegnazione degli alloggi. E in questo modo vogliamo mettere i Comuni, che stanno per pubblicare i bandi, nella condizione di poter operare con chiarezza e uniformità, in modo da evitare criticità ed eventuali ricorsi e impugnazioni, che rischierebbero di rallentare le procedure, in un settore quanto mai delicato, importante e dalle molte implicazioni, per rispondere ai bisogni sociali dei cittadini”. Il centrodestra è in fibrillazione. Perché, al di là delle posizioni della Suprema Corte, il tema è squisitamente politico.

Togliere quel vincolo significa garantire ad ogni immigrato giunto nel nostro paese, anche da una settimana, il diritto di abitare, a canone agevolato se non addirittura simbolico, in un immobile pubblico.

 

 

 

Da almeno dieci anni quello che era uno storico bacino di voti del Partito Comunista si è spostato in modo pressoché totale su Fratelli d'Italia e Lega. A Pisa Michele Conti è diventato primo cittadino nel 2018 principalmente grazie al consenso ottenuto nel quartiere Cep. Discorso analogo vale per Alessandro Tomasi, eletto sindaco di Pistoia nel 2017 grazie ai voti del Bottegone. Quegli italiani vogliono che la politica destini agli stranieri solo una piccola parte delle case popolari. Una posizione antitetica con quella del Partito Democratico che, sin da subito, ha bollata questa pretesa come razzista e discriminante. Ora la battaglia al Palazzo del Pegaso, che sarà senza dubbio infuocata. Uno scontro che rappresenterà il voto più importante dell'intera legislatura. E che potrebbe delineare il futuro politico della Toscana.