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Firenze, 22 indagati per il buco milionario del Centro Ippico Toscano. Nomi eccellenti

Christian Campigli
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Il salotto bene della Firenze che conta. Il luogo di incontro dove concludere affari o, più semplicemente, trascorrere del tempo in compagnia di “bella gente”, in un ambiente vip e à la page. Un castello di carta effimero, crollato dopo un leggero soffio di vento. Il Centro Ippico Toscano torna agli onori delle cronache, dopo il fallimento e l'asta andata tristemente deserta, perché al centro di una complessa indagine della procura di Firenze.

Il pubblico ministero Christine Von Borries e il procuratore aggiunto Luca Turco ipotizzano, tra gli altri, anche il reato di bancarotta fraudolenta per ventidue persone, che sono finite nel registro degli indagati. I capi di imputazione contestati a vario titolo sono ben dodici, tra presunte omissioni, mancati controlli e rischiose operazioni di accesso al credito. I magistrati si sono concentrati sulla gestione e sui bilanci di otto anni di attività, dal 2008 al 2016. Quando iniziarono le prime difficoltà, che avrebbero poi portato al fallimento del 2019.

Secondo le prime indiscrezioni il crack ammonterebbe ad una cifra compresa tra i cinque e i  sette milioni di euro, se si prende in esame anche la seconda holding, ovvero la “Società Toscana per il Cavallo da Sella”, autentica cassaforte alla quale facevano capo le proprietà immobiliari dell’area: quarantamila metri quadrati fra l’Arno e il parco delle Cascine. Di alto lignaggio gli indagati, e tra questi l’ex presidente della Ferragamo spa, Ferruccio Ferragamo, che è stato anche nel consiglio di amministrazione della “Cavallo da Sella” dal 1998 al 2012. Senza dimenticare Albiera Antinori, consigliera dal 2007 e poi vicepresidente del cda dal 2008 al 2011. A questi vanno aggiunti Stefano Rosselli del Turco, consigliere dal 2011 e presidente del cda dal 2011 al 2013, Guido Francesco Poccianti, Oliviero Fani, Piero Angeletti, Carlo Meli, Agnese Mazzei, il commercialista Giuseppe Urso e Enrico Poli, componente più volte del consiglio direttivo del club. Il deus ex machina di tutta la struttura era senza ombra dubbio Oliviero Fani, dal lontano 1998 uomo tuttofare del centro ippico, indagato, insieme a Guo Sheng Zheng e Massimo Cortini (ma poi assolti) anche per delle presunte anomalie nel bando di gara per la gestione del vicino ippodromo delle Mulina. Lo stesso Fani fu l'involontario protagonista, insieme ad una renziana di ferro come Luisa Chiavai Nocentini (ex manager di Firenze Fiera) della vicenda relativa alla gestione della palazzina dell'Indiano, al centro di un'inchiesta pubblica sul quotidiano Libero nel 2015.

Secondo la tesi accusatoria, il fallimento del centro ippico sarebbe arrivato “per conseguire per se o per altri un ingiusto profitto, esponendo nei bilanci dal 2008 al 2016 fatti materiali non rispondenti al vero”. Emblematico il caso relativo al valore immobiliare dei terreni, comprati dal comune di Firenze per 1 milione e 150 mila euro, e contabilizzati nei vari anni con cifre che hanno superato i 7 milioni, “valore non veritiero dal momento che erano presenti problemi di natura urbanistica”. Bilanci farlocchi, finanza creativa e la convinzione di poterla sempre fare franca. Un'inchiesta che squarcia il velo sulla Firenze bene, quella dei salotti, dei rapporti politici privilegiati e dell'erronea convinzione di essere intoccabile.