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Inchiesta Keu, abrogato all'unanimità l'emendamento sugli scarichi. Scontro Giani-Rossi

Christian Campigli
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Abrogato all'unanimità. Cancellato dall'ordinamento toscano. Ma ancora, e verosimilmente per molti altri mesi, al centro del dibattito politico. Questa mattina il consiglio regionale ha eliminato l'articolo 12 della legge regionale 32 del 2020, al centro dell'inchiestaKeu” della direzione distrettuale antimafia di Firenze, che indaga su presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nello smaltimento illecito, attraverso l'impianto gestito dal consorzio Aquarno, di rifiuti prodotti dal distretto conciario di Santa Croce sull'Arno.

 

 

Una norma che modificava l'articolo 13 bis della legge regionale 20 del 2006, rendendo assai meno stringenti i controlli sulle attività di depurazione. Secondo la tesi accusatoria il  primo firmatario, il dem Andrea Pieroni, sarebbe stato il deus ex machina che avrebbe sottratto il consorzio Aquarno dall'obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione integrata ambientale (Aia). Una prassi che prevede per le aziende del settore di uniformarsi a principi ambientali disposti dall'Unione Europea. Un articolo, è bene ricordarlo, che è rimasto inapplicato e venne persino impugnato dalla Corte Costituzionale.

Ma se è vero che l'emendamento è ormai solo un lontano ricordo, la vergogna politica che lo ha accompagnato in queste settimane è ancora ben presente nel Palazzo del Pegaso. Non è un caso che l'ex governatore Enrico Rossi e l'attuale presidente della regione, Eugenio Giani, continuino a suonarsele come due pugili alla dodicesima ripresa. In modo sguaiato e plateale. Nel roboante silenzio dei vertici nazionali del Nazareno. Terrorizzati dalle conseguenze politiche di un'inchiesta pericolosa, perché associa una delle ultime roccaforti rosse rimaste in piedi con una parola che fa tremare i polsi: mafia. Rossi domenica aveva cercato di fare dei distinguo, addossando tutta la colpa al consiglio. Sottolineando come la giunta si fosse sempre dichiarata contraria alla sua approvazione.

 

 

 

Oggi gli risponde per le rime Giani. “Per me parlano i fatti. La giunta Rossi, quando il governo ha impugnato la norma davanti alla Corte Costituzionale, ha fatto le proprie controdeduzioni: l’ha quindi difesa invece di decidere di modificarla o ritirarla. Io ho detto che l’emendamento, che ricordo non ha avuto nessun effetto pratico e non c’entra nulla con il problema del Keu, andava tolto per chiarezza e l’ho fatto, cosa che nessun gruppo politico ha proposto e fatto dopo la seduta del consiglio regionale dedicata al tema. I fatti sono che io ho tolto quell’emendamento”. Ma Rossi non ci sta e, se possibile, alza ancora più in alto l'asticella della polemica. “Forse il compagno Giani non sa leggere. Se sarà necessario gli invierò i documenti dell’avvocatura. Quella porcheria fatta dal consiglio con l’emendamento è senza giustificazioni. Bisognerebbe difendere le cose fatte bene e prendere atto delle cavolate fatte. Io non ce l’ho con lui, ma mi aspetterei che ci fosse almeno un po’ di gratitudine per il lavoro fatto dalla giunta che ha contribuito decisivamente alla sua elezione. Lui dovrebbe difendere quel lavoro”. Uno scambio di colpi bassi che sembra essere solo all'inizio.