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Toscana, Primo maggio con i supermercati aperti: Giani sotto il fuoco amico

Christian Campigli
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In oggettiva e seria difficoltà. Stretto tra una campagna vaccinale piena più di ombre che di luci e un'inchiesta per mafia che tocca il proprio capo di  gabinetto. Non è stato certo l'inizio che aveva sognato e sperato il governatore della Toscana, Eugenio Giani. Otto mesi dopo il successo contro Susanna Ceccardi, l'ex assessore allo sport del comune di Firenze deve oggi fronteggiare un virulento attacco proveniente dal fuoco amico. Non è piaciuta affatto la sua decisione di tenere aperti oggi, almeno durante la mattina, i supermercati.

 

 

Ma soprattutto non ha convito la sua linea ondivaga. In un primo momento il presidente aveva scelto di chiudere la grande distribuzione per tutta la giornata, salvo poi cambiare idea. Scatenando l'ira dei sindacati. “La Regione aveva comunicato di disporre la chiusura di supermercati e centri commerciali per la giornata del primo maggio, nell’ottica di evitare assembramenti, in funzione anti Covid. L’ordinanza firmata successivamente dal presidente Eugenio Giani invece dice che le strutture potranno stare aperte tutto il giorno, mentre solo le grandi superfici dovranno chiudere entro le 13: un comportamento inaccettabile che dimostra l'inaffidabilità di questa presidenza regionale. Non si cambiano le carte in tavola da un giorno a un altro”. Così in una nota Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil che hanno poi parlato di “un atteggiamento inaccettabile nel metodo e nel merito”, e di una “una politica inaffidabile e completamente in mano alla lobby della grande distribuzione e delle associazioni del commercio. Se Giani non intendeva rispettare la festività del primo maggio, festa dei lavoratori e delle lavoratrici, lo poteva dire sin da subito.

 

 

La giornata simbolo dei valori fondanti della nostra storia, che oggi rappresenta anche un intervento a tutela della salute collettiva in piena pandemia oscurata da un presidente senza coraggio. Vergogna”. I rappresentanti dei lavoratori hanno confermato per oggi la proclamazione dello sciopero e dell’astensione per gli impiegati nel settore del commercio. Già così sarebbe un mezzo disastro. Ma la catastrofe completa si palesa nella tarda serata di ieri, quando il gruppo consiliare del Partito Democratico presente al Palazzo del Pegaso rende nota una lettera con la quale prende le distanze dall'ex presidente del calcio storico fiorentino in modo clamoroso. “Temiamo che il messaggio che sta passando sia sbagliato e la Toscana non può mandare questi segnali, non può ammainare la bandiera del primo maggio, neppure per mezza giornata, neanche in una situazione particolare come quella determinata dalla pandemia di Covid 19. Riteniamo che le battaglie per i diritti dei lavoratori non debbano essere delegate solo ai sindacati, lasciandoli soli, ma invece pensiamo che debbano essere parte integrante della nostra proposta e azione politica. Per questo, caro presidente, in questo caso, ti esprimiamo civilmente il nostro dissenso”. Se non è un atto di sfiducia, certo ci assomiglia molto. Forse troppo per non ipotizzare un terremoto politico in una delle poche roccaforti rosse ancora rimaste in piedi.