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Vaccini Covid, Figliuolo: "Per giugno in Italia 45 milioni di dosi. Ma prima anziani e fragili"

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Il commissario all'emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, è intervenuto al Corriere della Sera sulla campagna di vaccinazione. Il generale chiamato dalla politica a gestire l’immunizzazione degli italiani aggiorna il piano vaccinazioni assicurando: "A fine maggio saremo comunque in grado di passare alle categorie produttive per far ripartire il Paese. Lo dicono i numeri: nel trimestre che va da aprile a giugno avremo 45 milioni di dosi, vuol dire 15 milioni al mese. E' la quantità giusta".

 

 

Al presidente della Campania Vincenzo De Luca che annuncia di voler vaccinare ’altre categorie oltre agli over 80’, Figliuolo risponde: "Sbaglia chi pensa di poter trascurare anziani e fragili. Anche io voglio riaprire l’Italia, ma soltanto quando avrò messo al sicuro chi rischia la vita". In un’intervista a Il Messaggero anche Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, ha difeso la linea dettata dal premier Mario Draghi e applicata dal commissario all’emergenza Covid Figliuolo, che ha chiesto appunto alle Regioni di vaccinare subito gli anziani.

 

 

Cosa farà il Governo se alcune Regioni non rispetteranno questa indicazione? "Innanzitutto neppure dovrebbe servire una norma, ma dovrebbe essere sufficiente il buon senso - osserva il sottosegretario e medico - Io sono d’accordo con il generale Figliuolo: sulle priorità non sono ammesse deroghe e serve una uniformità nazionale. Gli anziani e i fragili sono coloro che per primi finiscono in terapia intensiva se si contagiano", dunque "vanno protetti. Altrimenti continueremo a vedere un alto numero di morti ogni giorno. Ricordiamoci che il piano vaccinale, con quei contenuti, è stato approvato a metà marzo nella Conferenza Stato-Regioni", ha ribadito Sileri. E se qualcuno ora si tira indietro, "non comprende che vaccinare i più anziani ha un ritorno per la stessa Regione: nel momento in cui vaccini gli over 70, hai meno malati in terapia intensiva, meno pressione sugli ospedali e questo significa potere riprendere tutta le attività, riavvicinarsi alla vita normale".